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    October 08

    Sedotto dalla vita

    Cari lettori del mio blog, da diverso tempo non ho più pubblicato delle mie interpretazioni di canzoni; adesso voglio però tornare a farlo, spinto dal desiderio di condividere con voi qualcosa di importante, qualcosa per cui valga davvero la pena vivere, perché si tratta di qualcosa che non muore mai: la speranza nel bene. Sì, perché non è vero che la speranza è l’ultima a morire; forse è così per la mentalità del mondo, in quanto se ci limitassimo alla realtà secolare tutto è destinato a morire… Ma per un cristiano, no: un cristiano sa & è perfettamente cosciente che la speranza è la prima a non morire.

    È con questa consapevolezza che ho avuto modo di ascoltare & gustare la canzone che vi propongo; & spero che essa possa essere apprezzata anche da voi, quale è per me: un inno alla speranza, al bene, & alla vita, appunto. Buona lettura, & buona riflessione! :-)

    ________

     

    Forse hai ragione, la notte fa paura;
    ma siedi accanto al fuoco, e il buio si dirada.

    Il canto inizia con una dubbiosa constatazione: la notte fa paura, ovvero il male non è una realtà dinanzi alla quale si possa restare imperturbabili, bensì qualcosa di fronte alla quale ognuno di noi percepisce un senso di piccolezza & di mancanza di protezione. È istintivo identificare la notte con tutto ciò che di cattivo esiste al di fuori di noi, ma in un’ottica introspettiva si potrebbe anche pensare che la notte in questione sia riferita alla durezza del proprio cuore, alla propria cattiveria, all’egoismo, & a quant’altro di negativo è presente nel nostro animo; in entrambe le diverse interpretazioni, comunque, rimane presente la componente dubbiosa dell’affermazione, sottolineata dall’avverbio [forse], che a priori sottolinea la “ribellione”, per così dire, al male.
    L’autore, infatti, “non ci sta” a lasciarsi sopraffare da esso, bensì propone una misura che lo protegga dalla sua presenza: il fuoco fa sì che il buio si diradi, e permetta così di far svanire la paura. Condizione necessaria perché questo accada è trovarsi accanto al fuoco, e non semplicemente nelle vicinanze: questo perché il fuoco non elimina totalmente il buio, ma lo fa solo diradare; come dire: il male non si può far scomparire del tutto, ma sicuramente se ne può attenuare la dannosità.
    È importante sottolineare che il fuoco è di per sé una realtà temporalmente limitata: a meno che non si provveda ad alimentarlo costantemente, esso può perdere vigore fino a spegnersi, e lasciare così di nuovo immersi nel buio. Cosa il fuoco può allora simboleggiare? Potrebbe trattarsi della volontà, ovvero della decisione a impegnarsi nel combattere il male; ma potrebbe ancor più trattarsi del bene. Come la piccola fiamma di un minuscolo fiammifero è infatti capace di diradare attorno a sé il buio più fitto, così la presenza del bene, per quanto “piccola” possa essere, è qualcosa che aiuta a rinvigorire la speranza & dare la forza di andare avanti.

    Credimi, amore: il sole arde solo
    per chi si sa scaldare; lasciati andare...!

    Condizione necessaria perché la speranza rinvigorisca, è però che ognuno di noi sia disposto a mantenerla viva. Ovvero: se io spero di raggiungere un determinato risultato, la mia speranza crescerà ogniqualvolta vedrò un evento che mi avvicinerà al risultato sperato, seppure l’evento in sé sia non sia particolarmente rilevante; se io però nego a priori la possibilità che il risultato venga raggiunto, non riuscirò a trovare alcunché di positivo anche nel caso in cui dovessi trovarmi a un passo da esso. È per questo che il sole arde solo per chi si sa scaldare.

    Forse hai ragione, qui non si ferma niente;
    nel vortice dei sensi il mondo è un'illusione.

    Altra connotazione negativa della realtà affermata dubbiosamente: la sensualità a volte riesce a distorcere l’oggettività della verità mascherandola e/o distorcendola, sì da dare un’immagine falsa, di fronte alla quale ognuno di noi si può anche ritrovare smarrito; infatti, se il mondo è un’illusione, è difficile riuscire ad avere dei solidi punti di riferimento… Il che è sottolineato dal fatto che qui non si ferma niente: in queste condizioni, sembra non essere possibile riuscire ad avere un orientamento certo verso un punto fisso. Ma è davvero così?

    Credimi, amore, tutto ruota su se stesso:
    pianeti, astri celesti, ed anche noi, adesso.

    Qui la prospettiva cambia: tutto ruota su se stesso, si tratta di una cosa evidente; ma a differenza dei versi precedenti, non si usa più la forma impersonale, bensì si arriva addirittura a enumerare tra i soggetti anche le persone coinvolte nel dialogo (anche noi, adesso)… Come a voler dire: è vero che il mondo gira, è vero che gira tutto, ma se non riusciamo a fissarci sulla nostra “stella polare” è perché giriamo anche noi; non basta dunque dare la colpa al mondo, ma è necessario capire che siamo noi per primi a non avere stabilità, & la realtà che ci circonda, riflettendo a sua volta la nostra presenza, rispecchia questa mutevolezza.

    E s'accende nel buio un'ancora di luce;

    In tutto ciò, ecco però che sopraggiunge una constatazione, questa volta non più dubbiosa, bensì certa: e s’accende nel buio un’ancora di luce. Ogni singola parola di questa frase ha una profonda importanza, a partire dalla congiunzione introduttiva, e, che in questo contesto essa non ha infatti valore puramente aggiuntivo, bensì temporale: il fatto che si accenda l’ancora di luce è infatti conseguente a quanto detto in precedenza. Ovvero: la notte esiste e davvero non si ferma niente, e proprio per questo motivo si accende nel buio l’ancora di luce. Il buio deve essere infatti presente, altrimenti non si distinguerebbe la luce dell’ancora; d’altro canto, quella che si accende non è semplicemente una luce, bensì un’ancora di luce, ovvero qualcosa capace di contrastare il rigirare vorticoso dell’intero universo.
    Detto così, il senso dovrebbe essere già chiaro, ma il simbolismo è ancora più forte di quanto possa sembrare: immaginate infatti per un momento l’ancora come oggetto in sé, a prescindere dal contesto di questa canzone. Per definizione, essa è uno “strumento di ferro con raffi uncinati che, legato a una gomena o catena, si cala sul fondo del mare dove s’appiglia fortemente tenendo in tal modo ben stabile la nave” (cfr. “ancora” in Dizionario Sandron della lingua italiana, Istituto Geografico De Agostini – Novara, Firenze, 1981); pertanto l’ancora si immerge completamente nel mare, il quale con il suo moto ondoso è causa di instabilità della nave, e proprio stando all’interno di tale causa riesce ad annullarne l’effetto. Ritornando al contesto della canzone: è presente il buio, & al suo interno si accende l’ancora di luce; in base a quanto appena detto, ecco il simbolismo profondo: proprio in quanto è presente il buio, l’ancora di luce immersa completamente in esso riesce ad avere efficacia.

    e s'accende e mi piace: è la vita che seduce.

    Dinanzi a questa situazione, sopraggiunge la constatazione dell’autore: nonostante il buio in cui si trova l’uomo – è infatti ragionevole supporre che colui che parla si ritrovi ancora in esso, dato che non si esprime esplicitamente la posizione dell’ancora, che quindi seppur visibile potrebbe trovarsi in un punto qualsiasi lontana dall’uomo – viene espresso piacere, e se ne attribuisce la ragione alla vita, che affascina.
    Ma pensateci bene un attimo: da una parte abbiamo la donna amata dall’uomo, che finora ha avanzato lamentele sulla condizione che vede attorno a sé, mentre dall’altra parte abbiamo l’uomo, che cerca di dissuadere la donna dal suo modo di vedere le cose, & arriva addirittura a dare merito alla vita per la situazione in cui si trova, piuttosto che colpevolizzarla; com’è possibile che due persone, di fronte alla stessa contingenza, abbiano reazioni così diverse? Chi dei due si sta sbagliando, & chi invece sta riuscendo a vedere le cose nel modo giusto? In realtà, si può dire che nessuno dei due si sta sbagliando, & la risposta alla prima domanda è già stata data in precedenza in modo implicito; ma verrà ripetuta ancora, più avanti, & allora la vedremo insieme.

    Certo hai ragione, la vita fugge via;
    ma il tempo non è altro che una dimensione.

    Ritorna la voce della donna che per bocca dell’autore esprime la fugacità della vita; l’uomo non smentisce il di lei pensiero, bensì sposta l’attenzione su un’altra realtà: il tempo è solo una dimensione, ovvero esistono anche altri aspetti di cui bisogna tener conto, & non si può assolutizzare solo esso.

    Credimi, amore: non lasciare queste ore
    sparse chissà dove, a disperdere calore.

    Curioso, che l’uomo dica una cosa del genere alla donna: era stata lei nei versi sopra, a esprimere la fugacità della vita, & adesso l’autore si vede spinto a consigliarla di investire al meglio il tempo… Questo è in parte comprensibile, perché dinanzi alla constatazione che qualcosa ha una breve durata, si possono tenere due diversi atteggiamenti: il primo è quello “attivo”, per cui siccome il tempo è breve si cerca di impegnarsi al massimo sperando di riuscire a compiere quanto desiderato prima che esso termini; il secondo è quello “passivo”, per cui siccome il tempo è breve si dà per scontato che non si riuscirà a raggiungere il risultato sperato entro il suo termine, & così neanche si tenta di provare. Chiaramente, questo secondo atteggiamento è tanto più comodo quanto sbagliato: sbagliato nei confronti propri, perché di fatto si sperimenta una “inutilità voluta” per cui si perde anche il senso della vita (detto in termini bruti: se non fai niente, che ci stai a fare?), e nei confronti degli altri, perché anche se non si riuscisse a raggiungere il risultato sperato, l’impegno che si impiegherebbe porterebbe comunque a dei risultati di cui potrebbero godere anche altre persone.
    È l’uomo stesso a sottolineare questo secondo aspetto: egli dice alla donna che così facendo disperde del calore, ovvero spreca delle energie. & anche di più: se pensate all’immagine iniziale del fuoco che dirada il buio, è facile associare al fuoco non solo l’immagine della luce ma anche quella del calore; al contrario, al calore da solo non è possibile associare l’immagine del fuoco. Pertanto, ritornando all’immagine iniziale, è come se l’autore dicesse alla donna che con questo suo fare si sta comportando come brace: emana calore, ma non fuoco, mentre se ci mettesse dell’impegno questo farebbe sprigionare un fuoco che a sua volta sarebbe capace anche di diradare il buio.

    Ma sì, che hai ragione: ti sembra io non veda
    quanta desolazione? Ma tanto io non cedo:
    tu credimi, amore, quanto il vento soffia forte
    da lasciarci i segni senza le parole!

    Il male esiste, certo: nessuno può negare che sia così, & solo uno stupido potrebbe pensare il contrario… & l’autore infatti afferma questa idea, ma allo stesso tempo sottolinea decisamente anche la sua volontà di non lasciarsi sopraffare, bensì di andare avanti; & esprime questa idea parlando di un vento che soffia forte da lasciarci i segni senza le parole… Ovvero: si può stare a lamentarsi della situazione, certo, perché di cose che non vanno bene ce ne sono; ma per quanto possiamo trovare moltissime cose su cui avere da ridire, esiste sempre un bene di fronte alla cui azione le nostre parole perdono motivo di essere in quanto i segni concreti che lascia danno adito alla speranza in qualcosa di migliore.

    E s'accende nel buio un'ancora di luce;
    e s'accende e mi piace è la vita che seduce.

    Ancora una volta, ecco tornare questo slancio verso la vita… Uno slancio che è sottolineato anche dal ritmo delle parole: mentre nelle strofe si parla con una certa velocità, come a sottolineare il vorticoso roteare citato in precedenza, nel ritornello le parole si dimezzano di velocità; è come se le ansie e le preoccupazioni incalzanti ci mettessero una stressante frenesia, che svanisce nel momento in cui ci si ferma un attimo a contemplare la vita & si ha la possibilità di poterne assaporare il bene che porta con sé, lasciandosene affascinare.

    Adesso che ci penso, noi parliamo troppo,
    adesso che vorrei averti più vicino;

    È un po’ un dramma dei nostri tempi: il vedere gli aspetti negativi, concentrandoci solo su di essi, distoglie anche la nostra attenzione da quelle che sono le vere esigenze della nostra vita; è così che stando troppo a lamentarci perdiamo di vista l’occasione di poterci concedere qualche bene di cui avremmo bisogno.

    adesso che ci penso, noi parliamo troppo,
    adesso che vorrei averti qui vicino
    per proteggerci
    da quel vento forte.

    Sembrerebbe un controsenso: se il vento citato in precedenza rappresenta il bene, perché ci si dovrebbe proteggere da esso? & invece, una spiegazione c’è, & si tratta di questo: anche se si nega a priori la realtà del bene, o si è comunque incapaci di vederla qualora essa non si riveli esplicitamente, nel momento in cui essa agisce in modo deciso, forte, non si può più fare a meno che riconoscerla; ma se la nostra vita è condotta all’insegna della constatazione del male, nel momento in cui esso viene a mancare per lasciare il suo posto al bene, paradossalmente restiamo disorientati, smarriti, perché ci viene tolta l’unica cosa su cui ci siamo finora basati. Di per sé la situazione che si viene a creare non è negativa, ma di fatto lo diventa perché si rischia di perdere il senso della realtà; pertanto, è necessario proteggersi da ciò.
    Perché ci si possa proteggere, è necessario essere qui vicino; perché? Perché a volte non si è in grado di riconoscere la presenza del bene da soli, ma è necessario essere accompagnati da qualcuno: di fatto, è quanto l’uomo sta cercando di fare sin dall’inizio della canzone, rassicurando l’amata al riguardo.
    Ma questa protezione non è una cosa che si può semplicemente offrire agli altri: è qualcosa che si raggiunge insieme. Non a caso l’autore usa il pronome plurale (proteggerci), piuttosto che il singolare: nessuno di noi può avere da solo la chiave di lettura di tutta la realtà & dell’intera vita, ma è necessario condividere con gli altri le esperienze affinché si possa comunitariamente andare incontro a ciò che il destino ha da offrire a ognuno di noi, cercando di aiutarsi vicendevolmente nel trovare il senso dell’esistenza.

    Forse hai ragione, la notte fa paura;
    ma siedi accanto al fuoco e il buio si dirada.
    Credimi, amore: il sole arde solo
    per chi si sa scaldare.

    Ecco ripetuta ancora implicitamente la risposta alla domanda posta in precedenza: l’uomo & la donna affrontano la vita in modo diverso, & è questo che determina la loro diversa reazione di fronte a ciò che accade. Infatti la donna si limita a vedere solo il negativo, & così facendo stronca la possibilità che ci sia qualcosa di buono; l’uomo, invece, pur senza negare la componente negativa, riesce a percepire che essa è appunto solo una componente, ovvero l’esistenza non si riduce solo ad essa. In questa prospettiva, è ovvio che le reazioni dei due siano radicalmente diverse.

    E s'accende nel buio un'ancora di luce;
    e s'accende e mi piace: è la vita che seduce.

    Sembra il “solito” ritornello, che continua ad essere ripetuto… Ma questa volta, no: c’è una differenza molto profonda rispetto ai precedenti, & si tratta del fatto che quest’ultima volta esso è cantato per una volta, quindi alzato di tono e ripetuto sopra le strofe.
    A leggerlo così, scritto sulle pagine del blog, l’idea non è ben resa; ma ascoltando la canzone, essa emerge in tutta la sua dirompente forza espressiva: le parole del ritornello vengono inizialmente cantate come in precedenza; dopo la prima volta, si assiste a un alzata di tonalità, come a sottolineare con decisione il loro senso & rendere più incisiva la loro forza; non appena avviene il cambio di tonalità, ecco che subentrano le parole delle strofe, che continuano a sentirsi in sottofondo, senza però mai riuscire a imporsi & coprire il ritornello. Come a dire: sì, tutto quanto di negativo sottolineato in precedenza è vero, & il male cerca di prendere il sopravvento sul bene; ma è altrettanto vero anche il bene detto prima, e tra i due è questo a prevalere, mettendosi decisamente in evidenza sopra il male, il quale è dunque destinato a soggiacere.

    La vita che seduce

    Forse hai ragione, la notte fa paura;
    ma siedi accanto al fuoco, e il buio si dirada.
    Credimi, amore: il sole arde solo
    per chi si sa scaldare; lasciati andare...!

    Forse hai ragione, qui non si ferma niente;
    nel vortice dei sensi il mondo è un'illusione.
    Credimi, amore, tutto ruota su se stesso:
    pianeti, astri celesti, ed anche noi, adesso.
    E s'accende nel buio un'ancora di luce;
    e s'accende e mi piace: è la vita che seduce.

    Certo hai ragione, la vita fugge via;
    ma il tempo non è altro che una dimensione.
    Credimi, amore: non lasciare queste ore
    sparse chissà dove, a disperdere calore.
    Ma sì, che hai ragione: ti sembra io non veda
    quanta desolazione? Ma tanto io non cedo:
    tu credimi, amore, quanto il vento soffia forte
    da lasciarci i segni senza le parole!
    E s'accende nel buio un'ancora di luce;
    e s'accende e mi piace è la vita che seduce.
    Adesso che ci penso, noi parliamo troppo,
    adesso che vorrei averti più vicino;
    adesso che ci penso, noi parliamo troppo,
    adesso che vorrei averti qui vicino
    per proteggerci
    da quel vento forte.

    Forse hai ragione, la notte fa paura;
    ma siedi accanto al fuoco e il buio si dirada.
    Credimi, amore: il sole arde solo
    per chi si sa scaldare.

    E s'accende nel buio un'ancora di luce;
    e s'accende e mi piace: è la vita che seduce.

     

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    August 12

    Camposcuola Giovani AC 2008 diocesi di Patti - Diario personale

     

    Dopo aver edito gli appunti presi al campo, approfitto di questo spazio per poter inserire anche alcune pagine del mio "diario personale" inerenti il camposcuola... Ancora una volta, buona lettura! :-)

    ___

     

    31/07/2008, h 14:45

    Primo giorno del campo: siamo arrivati qui da Sinagra, Castell’Umberto, Brolo, Sant’Agata di Militello, Acquedolci & Mistretta… Abbiamo iniziato il campo con il “gioco del gomitolo” per presentarci tra noi, & subito dopo c’è stato il momento di preghiera iniziale, cui è seguita la testimonianza di Giuseppe Notarstefano, ex responsabile nazionale ACR. Alle 13:30 abbiamo pranzato, & adesso siamo in fase relax: tutti in “libera uscita” fino alle 16:00; io ne sto approfittando per scrivere queste righe, altri ne approfittano per dormire, altri per svagarsi semplicemente. Che dire? Il posto è veramente bello, a parte un piccolissimo problemuccio di natura “olfattiva”… C’è gente nuova, che non avevo mai visto prima… & c’è voglia di vivere questo campo nel modo giusto, come un’occasione per riprendere la mia formazione (interrotta purtroppo lo scorso anno), nonché per ridarmi la carica per i giorni a venire. Le premesse sono buone: spero che tutto ciò si concretizzi. & detto questo, ora poso il quaderno & vado un po’ in giro…

     

    31/07/2008, h 19:10

    Dopo pranzo son tornato nella mia stanza, dove c’era Massimiliano che si stava riposando; dopo un po’ è passata Adriana, che chiedeva se qualcuno avesse un libro da leggere, ma non ne avevamo. Alla fine è cmq rimasta a parlare con me & Massimiliano.

    Alle 16:00 ci siamo rivisti insieme, e poi ci siamo divisi in gruppo; abbiamo letto e ci siamo confrontati sulle pagine del quaderno riferite al primo giorno. Al termine abbiamo fatto merenda & poi ci siamo messi a giocare con giochi “acquatici”, & alle 18:45 ognuno si è andato a preparare per la Messa, che sarà celebrata alle 19:30. Vista l’ora, vado in cappella…!

     

    01/08/2008, h 09:45

    Riepilogo da ieri: dopo la Messa c’è stata la cena, quindi siamo saliti a Mistretta per fare un’adorazione eucaristica nella chiesa del Santissimo Salvatore in cui dal 13 novembre 2004 si sta tenendo un’adorazione eucaristica permanente; poi siamo tornati, ma siamo rimasti un po’ fuori al buio a guardare le stelle (se ne vedevano tantissime!)! & alle 01:10 circa mi son messo a letto per la nanna…

    [Devo scappare in salone, continuo dopo!]

     

    01/08/2008, h 15:25

    Dov’ero rimasto a raccontare? Ah, sì, mi ero fermato a ieri sera… Prima di passare a oggi, devo però aggiungere due cose: anzitutto, per quel poco che ho avuto modo di vedere spostandoci in macchina, il paese di Mistretta mi è sembrato davvero bello! Spero che dopo questo campo ci sia qualche altra “scusa” per poterci tornare; intanto approfitterò di questa sera per vederlo di nuovo, dato che mangeremo in pizzeria proprio a Mistretta & a quanto pare dopo ci faremo una passeggiata… La seconda cosa da aggiungere riguarda l’adorazione: è stata bella, anche se avendo meno sonno avrei probabilmente potuto apprezzarla di più; nel suo “piccolo”, però (relativamente piccolo, dato che è durata poco più di un’ora), è stata intensa & sorprendente. Sorprendente perché lascia un po’ sorpresi il fatto di sapere che ci sono persone che sistematicamente prendono l’impegno di visitare il Santissimo Sacramento per due ore al giorno, anche in orari “scomodi” (ad esempio tra le 02:00 e le 04:00 [di notte, ovviamente!]); ma oltre a sorprendere, inevitabilmente interroga: io sarei capace di fare altrettanto? La risposta non è affatto scontata…

    & ora veniamo alla giornata odierna: sveglia ufficiale alle 07:30, lodi alle 08:00 &, a seguire, la colazione; alle 09:45 ci siamo ritrovati in salone, dove padre Enzo ha introdotto la giornata, dedicata alla spiritualità: il tema erano i doni dello Spirito Santo; dopo l’introduzione abbiamo avuto un po’ di tempo per il deserto (io ne ho anche approfittato per accostarmi al sacramento della Riconciliazione), & poi alle 12:30 ci siamo rivisti insieme per le risonanze. Un’esperienza sorprendente anche questa al di là delle aspettative: questo perché oltre alle risonanze che ci si sarebbe potuti aspettare ce n’è stata una molto particolare… Ma ora c’è l’assemblea: continuo a scrivere dopo!

     

    02/08/2008, h 09:45

    Sono indietrissimo col racconto del campo!

    Ieri scrivevo che c’è stata una risonanza particolare: si tratta di quella di Sebastiana, che in sostanza ha “semplicemente” detto di desiderare di essere santa… Ma ci pensate? Santa! Quello che dovremmo desiderare tutti noi cristiani, insomma, ma che tutti abbiamo spesso paura di dire, paura di “fare”, perché si tratta indubbiamente di qualcosa di difficile & impegnativo… Ma quanto sarebbe bello!

    Dopo le risonanze abbiamo pranzato, & poi ne ho approfittato per un riposino, dato che ero stanchissimo… Abbiamo ripreso le attività alle 16:00 con padre Enzo che ci ha parlato dei frutti dello Spirito Santo, cui è seguito il deserto a due: a me è “capitata” Daniela, con cui mi sono confrontato sui frutti dello Spirito Santo e con cui ho parlato anche di altro, cominciandoci a conoscere un po’ (si tratta di una delle persone che non avevo mai visto prima del campo, N.d.A.).

    Dopo il deserto a due siamo stati tornati tutti insieme per relazionare quanto detto in coppia (prima abbiamo fatto merenda: torta al pan di spagna & granita al limone), & poi siamo stati raggiunti da Santina Lenzo & da padre Orlando, che ha celebrato la Messa verso le [ops, dobbiamo iniziare l’assemblea!]

     

    02/08/2008, h 20:20

    Sono a casa… Sono arrivato verso le 18:50, mi son fatto un giretto per il paese, & son subito tornato a casa. Adesso mi son messo a scrivere: quante cose da dire!

    Intanto riprendo da dove avevo lasciato: ieri la Messa è stata celebrata alle 19:15 circa da padre Orlando, & al termine siamo tutti andati a prepararci per la serata; era infatti prevista la serata in pizzeria a Mistretta, & così è stato: verso le 21:30 siamo partiti per Mistretta & siamo andati al “Giardino d’inverno”, dove abbiamo mangiato benissimo; al termine abbiamo passeggiato un po’ per Mistretta, fino a oltre le 02:00. Da quanto ho visto, l’impressione avuta il giorno precedente era giusta: è proprio un paese molto bello! Le strade & i palazzi sono antichi, ma non vecchi: camminarci è come una sorta di tuffo nella storia!All’inizio della passeggiata, inoltre, padre Vincenzo ci ha fatto visitare l’interno di una chiesa in cui è conservata la vara di san Sebastiano, e ci ha anche raccontato la storia della sua devozione nel paese di Mistretta.

    Una volta rientrati, io son rimasto un po’ in camera degli umbertini a parlar con loro, insieme a Chiara, Adriana &, per qualche minuto, Massimiliano); fattesi cmq le 03:00 mi sono messo a letto, anche se gli altri sono rimasti ancora.

    La mattina seguente, ovvero quella di oggi, abbiamo recitato le lodi, fatto colazione, & poi ci siamo ritrovati in salone. Padre Enzo ha introdotto il tema odierno (la testimonianza, a partire dal prologo della prima lettera di San Giovanni apostolo) e poi ci siamo divisi nei gruppi per confrontarci sul tema; parlando si è detto anche dell’esperienza che ci aspettavamo da questo campo, e di quello che effettivamente è stato, & sarà. Al termine dei gruppi abbiamo parlato in assemblea di quanto detto nei gruppi & poi siamo passati ai “ringraziamenti. Dopo è seguita la Messa, celebrata all’aperto, al termine della quale è stato consegnata una matita come ricordo del campo (il tema era infatti “Testimoni… con gomma e matita”, N.d.R.), & quindi abbiamo pranzato.

     

    03/08/2008, h 23:15

    Dopo il pranzo di ieri abbiamo sistemato le stanze & gli umbertini hanno pulito lo schifo che avevano lasciato mettendosi a giocare con pistole ad acqua & gavettoni; poi pian piano ce ne siam tornati tutti a casa, salutandoci ogni volta che qualcuno se ne andava… & questa è stata la fine del campo!

    Sono arrivato a casa un po’ stanco, ma dopo aver scaricato la macchina sono uscito a fare una passeggiata per San Giorgio; ero stanco, sì, ma contento, & pensavo un po’ a me, agli ultimi mesi, & agli ultimi giorni: avevo proprio bisogno di questo campo, perché da un po’ di tempo  a questa parte vivevo piuttosto meccanicamente… Quest’esperienza, invece, ha fatto rinascere in me sensazioni ed emozioni che avevo messo da parte: il piacere di conoscere gente nuova, il piacere di condividere con altri un’esperienza di fede, il piacere di riprendere a scrivere, il piacere di fermarsi a riflettere su di sé… &, tornando a San Giorgio: il piacere di sentirsi a casa, il piacere di essere in vacanza, il piacere del paesaggio sangiorgese… Insomma, è come se in quest’esperienza il primo dono dello Spirito Santo di cui sto riscoprendo la presenza fosse la sapienza! Bello, davvero bello, & mi auguro che questo possa perdurare, e magari che io possa man mano riscoprire anche la presenza degli altri doni nella mia vita; & spero anche di non perdere questa ritrovata abitudine di scrivere, perché si tratta di qualcosa di buono.

    Adesso si son fatte le 23:30, & direi che potrebbe benissimo essere arrivata l’ora di andare a nanna, dato che sono stanco; oggi sono stato ad Acquedolci con la mia famiglia a trovare zii e cugini: c’era pure Mariarosaria con Luca. Siamo stati lì da pranzo fino alle 18:30 circa, & è stato piacevole passare la giornata insieme a loro…

    Cmq, ora vado a letto, ma penso proprio che prima di dormire comincerò a leggere uno dei due libri acquistati al campo giovani: spero che si rivelino all’altezza delle aspettative! Quindi… Che altro dire? Buonanotte!

    Camposcuola Giovani AC 2008 diocesi di Patti - Appunti

     
    Detto fatto!
    Scusate il ritardo, non ho potuto fare prima di adesso... Ma ecco finalmente a voi gli appunti relativi al camposcuola giovani di AC della mia diocesi, che si è tenuto a Mistretta dal 31 luglio al 2 agosto! Perché abbiate un riferimento concreto, ho messo sul web anche il quaderno del campo: potete scaricarlo cliccando qui, oppure dai link presenti nella pagina (si tratta dello stesso file).
    Ecco dunque qui di seguito gli appunti: buona lettura! :-D
     
    ___
     

    31/07/2008, mattina: Giuseppe Notarstefano, responsabile nazionale ACR 1999-2005

    Mi dà grande tenerezza vedere che c’è oggi la possibilità di convocare in esperienze di questo tipo.

    Il tema su cui riflettiamo oggi è la testimonianza; quello che ho, lo condivido con voi. Pensavo di dirvi tre cose, a proposito della mia esperienza associativa, professionale e sociale.

    1 – Ho incontrato l’AC a 10 anni e grazie ad essa sono cresciuto (e molto!) avendovi trovato una dimensione di famiglia, perché vi ho trovato e sperimentato dei legami autentici, che sono stati i legami associativi. L’AC è stata e continua ad essere una compagnia, il cui tempo comprende tutta la mia vita, anche se in modi diversi a seconda dell’età.

    2 – Sono un ricercatore di statistica economica e insegno; questo perché nella mia professione ho coltivato il gusto della ricerca scoperto in AC.

    3 – La politica ci interessa perché riguarda la vita del nostro paese, della nostra città. È un dovere del laico essere impegnato nella vita politica.

     

    01/08/2008, mattina (cfr. pag. 18 del quaderno del campo): Padre Enzo Smriglio, assistente diocesano del settore giovani

    Nel riflettere sui doni dello Spirito Santo vorrei tornare sull’espressione in grassetto [“Avrete forza dallo Spirito Santo, … e mi sarete testimoni”N.d.R.]: è Gesù a dirla ai suoi discepoli nel momento in cui si distacca per ascendere al cielo e li invia in missione. Se chiedessimo chi è lo Spirito Santo, credo che una prima risposta è “il dispensatore dei doni”, ma è esso stesso dono del Padre e del Figlio: ricorderete quando nel Vangelo di Giovanni Gesù tiene il discorso dell’addio e annuncia l’invio del Consolatore. Il dispensatore dei doni è perciò il dono per eccellenza, e solo nella misura in cui lo accogliamo possiamo essere capaci di renderci conto di tutti gli altri doni; così ci dà anche la forza di dire grazie a Dio per i doni che ci fa e per essere noi dono di gratuità per coloro che ci stanno accanto.

    Ma non basta dire solo questo: siccome siamo desiderosi di concretezza, vogliamo dare un nome a questi doni (& ai loro frutti). Nella tradizione della Chiesa essi sono:

    1 – La sapienza, ovvero la capacità di avere il gusto della vita, di saper gustare le cose essenziali. Ieri sera avete visto le stelle; questa capacità di stupore sta venendo meno, e siamo come scipiti. Salomone, nella lettura di domenica scorsa [1Re 3,5.7-12, N.d.R.], ha chiesto a Dio il dono della sapienza, che è anche la capacità di distinguere il bene dal male.

    2 – Il dono dell’intelletto è il saper leggere dentro le cose, andare in profondità: questo dono ci dà la possibile di superare la superficialità.

    3 – Il consiglio: è la capacità di saper discernere e vedere il bene e il male chiamando bene ciò che è bene e male ciò che è male; il massimo della confusione, diceva Gioele, è chiamare bene il male e male il bene.

    4 – Se abbiamo bisogno di luce per capire cosa sia bene, serve anche la forza per poter scegliere e operare il bene; è la fortezza, un dono indispensabile per saper superare le situazioni di disagio che talvolta sono più che presenti.

    5 – La scienza: è la passione, per conoscere meglio la fede. Sant’Agostino ci insegna che più una cosa la si conosce, più la si ama; questo dono è la voglia di conoscenza. Nella scuola si punta purtroppo oggi al minimo indispensabile, mentre bisognerebbe cercare di fare il massimo possibile.

    6 – Pietà: viene dal latino pietas, ed è il dono di amare Dio in modo “sconsiderato”, come dice il Deuteronomio (vedi Dt 6,5); se c’è questo dono, c’è anche la confidenza con Dio, la fiducia nei suoi confronti.

    7 – Timor di Dio: è forse il più incompreso, il meno apprezzato. Agostino diceva “timeo Deum transeuntem” (temo il Signore che passa), ma la paura non è per Dio ma per sé, perché preso dai suoi pensieri potrebbe non accorgersi di Lui. Questo timore è quello di poter recare offesa e rattristare Dio; si tratta di rispetto, non di paura.

    Concludo con un’immagine: i nostri fratelli orientali parlano dello Spirito Santo come divino iconografo; il suo compito, con i suoi doni, è disegnare in noi i lineamenti di Cristo. Come con sette note si creano infinite straordinarie melodie, così con i sette doni dello Spirito Santo dobbiamo esser capaci di fare cose straordinarie.

     

    01/08/2008, deserto (cfr. pagg. 19-25 del quaderno del campo): riflessione personale

    Leggendo le pagine relative ai doni dello Spirito Santo, mi viene da chiedermi quanto io stia vivendo questi doni. Sono battezzato & ho ricevuto anche il sacramento della Confermazione, per cui possiedo questi doni; ma li coltivo? Li uso, nella mia vita, o li tengo da parte? “A volte sì, a volte no”, dovrei rispondere; ma cristiani lo si è per tutta la vita 24h/24, & non “a spruzzi”…

    D’altro canto, mi rendo io stesso conto che una vita condotta senza avere presente la sapienza, non merita di essere chiamata vita; & mi rendo conto anche che sarebbe uno spreco enorme essere intelligenti ma non avere scienza; & così via per tutti gli altri doni… A pensarci bene, si potrebbe benissimo riadattare un famoso slogan e dire: “che mondo sarebbe, senza Spirito Santo?”.

    Sono giunto a questo campo provenendo da una situazione di “torpore” spirituale, & anche di lassismo, in un certo senso; quello che devo fare adesso è darmi una svegliata, & rimettermi in carreggiata per far sì che nella mia vita lo Spirito Santo venga accolto in maniera dignitosa, & che io riesca a far fruttificare quanto più possibile i doni che Egli mi ha già donato.

     

    01/08/2008, pomeriggio (cfr. pagg. 26-28 del quaderno del campo): Padre Enzo Smriglio, assistente diocesano del settore giovani

    Lo Spirito non solo dà i doni, ma li fa fruttificare. Frutto dello Spirito sono:

    1 – Amore: è di quelle parole che dicono tutto e niente, e spesso non veicola alcun senso. Se noi, cristianamente parlando, quando parliamo di amore escludiamo la croce, non possiamo più avere fede.

    2 – Gioia: non è un’allegria spensierata, bensì il frutto dell’accoglienza della buona novella; talvolta essa risiede nelle realtà più semplici. Il cristiano non è né ottimista, né pessimista: le cose brutte ci sono, ma sappiamo di essere in buone mani.

    3 – Pace: non è quella delle lenzuola arcobaleno; la pace è Gesù, è la sintesi di tutti i beni desiderabili. Se essa è vera, se è la pace evangelica, va condivisa. La pace del Signore non è quella del cimitero, ma porta a essere impegnati per il bene.

    4 – Pazienza: noi siamo portati a pensare alla pazienza nostra nei confronti dell’altro, ma conta anche l’altro verso. È più facile amare, che farsi amare.

    5 – Benevolenza: è il tenere il bene al centro delle nostre scelte, della nostra giornata. Il bene va esercitato anche quando costa qualche sacrificio.

    6 – Bontà: deve essere sempre evidente nella nostra vita. Nei nostri ambienti gironzola l’idea che essere buoni significa essere fessi; la bontà non è invece falsa ingenuità, bensì l’atteggiamento tipico di chi è incapace di fare del male e vuole fare sempre il bene, senza “ma” né “se”.

    7 – Fedeltà: è l’atteggiamento di chi assunto un impegno lo porta avanti senza tentennamenti.

    8 – Mitezza: il mite è colui che sa preferire la forza della ragione alla ragione della forza.

    9 – Dominio di sé: lo ha chi segue la verità nella carità.

    Questi frutti vanno portati a maturazione costantemente, altrimenti si atrofizzano.

     

    02/08/2008, mattina (cfr. pagg. 36-37 del quaderno del campo): Padre Enzo Smriglio, assistente diocesano del settore giovani

    Paolo VI scriveva nel ’75: “il mondo di oggi non ascolta i maestri ma i testimoni; se ascolta i maestri lo fa perché prima di tutto sono testimoni”. Il testimone parla in base a quello che ha sperimentato; un camposcuola come questo non ha altro significato che farci incontrare con una persona, Gesù Cristo, che non toglie nulla ma dà tutto. Essere testimoni di Cristo significa allora verificare la propria naturalezza di fede in Lui. La fede cresce donandola, condividendola.

    Giovanni (1Gv 1,1-4, Nd.R.) utilizza delle espressioni di straordinaria concretezza: l’ascolto, la vista, il tatto; la testimonianza da dare è, più che un impegno, un’esigenza della quale non si può fare a meno: per noi testimoniare è un onore, non un onere! & per testimoniare “basta” seguire la piccola via di santa Teresa del Bambin Gesù: fare in modo straordinario le cose ordinarie.

    Mi piace consegnarvi le tre consegne del papa a Sidney: fate sì che l’amore sia la vostra misura, fate sì che l’amore duraturo sia la vostra sfida, fate sì che l’amore vicendevole sia la vostra missione.

    Ci rendiamo conto che è falso sostenere che i giovani siano pregiudizialmente contrari alla fede; talvolta si tratta di pigrizia mentale.

     

    02/08/2008, omelia: Padre Enzo Smriglio, assistente diocesano del settore giovani

    Manco a farlo apposta, la liturgia odierna ci presenta due testimoni (Ger 26,11-16.24 & Mt 14,1-12: Geremia & Giovanni, N.d.R.). La testimonianza necessita coraggio, che è la fortezza: un dono da chiedere in dono e ricevere. Il coraggio ce lo dà il Signore, per essere testimoni del suo amore. Se noi abbiamo vissuto il campo come esperienza di evangelizzazione, in quanto evangelizzati non possiamo essere che missionari: o si è missionari, o si è dimissionari; o si è apostoli, o si è apostati.

     

    [Clicca qui per scaricare il quaderno del campo]

    July 30

    Malcontento

     

    Fine luglio, estate: l’inizio delle vacanze per un qualsiasi studente universitario, dunque anche per me! Dovrei esser contento di potermi finalmente riposare, dopo aver studiato fino a qualche giorno fa, & invece…

    No, non sono contento. Proprio oggi, no. Ma mi rendo conto che questa insoddisfazione non è legata a un particolare evento, quanto piuttosto alla mia condizione di quest’ultimo periodo, ovvero di questi ultimi mesi. Ho trascorso molto tempo a Catania, ci sono rimasto qualche fine settimana; non mi lamento per non essere tornato a casa come ho fatto ogni venerdì fino all’anno scorso, perché per certi versi è stato anche più comodo, ma non posso neanche esser contento delle conseguenze di ciò. & le conseguenze sono queste: fino all’anno scorso ho avuto un legame stabile con San Giorgio, il paese in cui abito, in quanto tornavo sempre il fine settimana & mi dedicavo alla “vita parrocchiale”; dall’inizio di quest’anno questa stabilità è venuta però meno, al punto che ultimamente mi sono ritrovato addirittura a tornare di sabato pomeriggio, per poi ripartire nuovamente lunedì mattina… Il che non solo non mi ha permesso di potere effettivamente riposarmi, ma tra l’altro è stato anche leggermente logorante. Questa è però la conseguenza “minore”; la peggiore è invece che restando in paese ogni due/tre settimane solo per metà sabato e la domenica non ho avuto modo di poter vivere la mia dimensione paesana & parrocchiale come avrei voluto. Nello specifico, non ho avuto modo di partecipare attivamente a quelli che sono stati gli incontri di AC, né ad alcuni eventi a cui mi sarebbe invece piaciuto poter dare il mio contributo (i più importanti sono stati la festa del santo patrono & la Sagra del Dolce*)… Inoltre, venendo io a mancare per un discreto tempo dal mio paese, ho avuto anche modo di vedere per meno tempo i miei amici, & questa è una cosa che mi pesa un po’, perché a lungo andare è come se io stessi pian piano staccandomi dal mio paese, per stare in una città che però non è “la mia”; & ciò lo si vede subito, a partire dal fatto che la mia vita a CT è trascorsa perlopiù all’università (il che è da intendersi come un luogo “di transito”: dopo la laurea non avrò più motivo di andarci) & che la mia stanza ha solo quello che mi serve per la mia permanenza da studente, nulla di più… Pertanto, il rischio che corro è quello di espiantarmi lentamente dalla mia realtà paesana per restare “a mezz’aria”, senza un vero luogo di appartenenza.

    Tutto ciò non mi sembra affatto una cosa buona; chissà, forse per certi versi è un passaggio necessario, una sorta di “prova generale” rispetto a quello che potrebbe essere una migrazione verso qualche luogo in cui un giorno potrò trovare lavoro… Ma mi chiedo: per quanto possa essere necessario & utile alla mia crescita, sto vivendo questa situazione nel migliore dei modi? Non credo che sia così… Perché se così fosse, dovrei esser contento di questa opportunità di crescita; & invece, è come se lentamente sentissi che la mia identità sta venendo meno.

    Ma c’è un motivo, che immagino alimenti ciò più di tanti altri, & che ho citato implicitamente prima: vivendo a CT non solo ho perso di vista la realtà parrocchiale, ma anche quella associativa; insomma, sono un socio dell’Azione Cattolica, ma di fatto non ho avuto per quest’anno modo di partecipare a degli incontri, & questa carenza si sente, tanto. Mi sono ridotto al “minimo essenziale per la sopravvivenza”: pregare durante il giorno, & partecipare alla Messa festiva; ma con ciò, è venuta meno la mia formazione personale, cosa di cui ho bisogno, fortemente bisogno…

    Mi manca…

    Siamo a fine luglio, alla vigilia del camposcuola giovani di AC della mia diocesi: il tempo trascorso è ormai andato via & non può essere recuperato, ma domani avrò modo di intraprendere questa nuova esperienza; mi auguro di poterla vivere appieno, come un tempo rigenerante per la mia spiritualità, & soprattutto di poter alla fine dell’estate riprendere con le attività universitarie senza dover mettere da parte nulla, bensì cercando di poter vivere intensamente tutte le situazioni che mi verranno offerte, impegnandomi io stesso a trovarne anche di edificanti per la mia personale formazione, senza trascurare questo fondamentale aspetto della vita.

    Detto questo… che altro aggiungere? Che il tempo dell’estate possa rivelarsi coma un tempo di riposo & ristoro per la dovuta riflessione, & possa dare a tutti la carica per una proficua ripartenza autunnale!

    Con questo augurio, vi saluto tutti: bye & alla prossima by AlexGpeppe!!!

     

     

    * La Sagra del Dolce è un’iniziativa missionaria che l’Azione Cattolica della mia parrocchia organizza ogni estate, & che quest’anno è giunta alla quarta edizione: consiste nella preparazione di dolci da parte dei parrocchiani, che vengono offerti sul sagrato della chiesa parrocchiale alla gente insieme a una bibita (un bicchiere di the al limone o alla pesca con granita) in cambio di un’offerta da devolvere all’AMI, ovvero l’Associazione Missionaria Internazionale, che opera in Eritrea nel villaggio di Digsa e tra i cui soci è presente una dottoressa della nostra stessa diocesi: la dottoressa Antonietta Zampino, una nostra amica originaria di Patti Marina. Quest’anno la somma raccolta è stata di circa 1200 Euro, che integrata con un’offerta da parte della parrocchia sono servite a poter effettuare un versamento di 1700 Euro per l’acquisto di attrezzature mediche nell’ospedale gestito appunto dall’AMI a Digsa.

    July 07

    Reboot...

    Dopo mesi & mesi di aridità grafica, ecco a voi un nuovo intervento... Si tratta di qualche riga buttata durante il mio rientro a casa, lo scorso fine settimana (venerdì, per l'esattezza): buona lettura, e bye & alla prossima by AlexGpeppe!!!
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    Stazione di Messina Centrale: sono circa le ore 20:25, & mi trovo seduto a bordo di un Minuetto, in attesa che parta; torno a casa, a prendere un po’ di relativo riposo dopo le fatiche universitarie catanesi.

    Probabilmente vi chiederete il perché di tutto ciò, ovvero come mai io stia scrivendo questo intervento proprio in questo momento invece di starmene tranquillo a fare una pennichella, o piuttosto come mai stia scrivendo un intervento dopo mesi di latitanza dalle pagine del mio space; ebbene, il motivo è molto semplice… & si tratta di questo: in realtà non mi sono mai allontanato dal mio space. Non ho scritto più alcun intervento da dicembre, è vero, ma ho sempre controllato che qualcuno vi sia passato durante tutti questi giorni a lasciare qualche commento, & non mi sono mai dimenticato della responsabilità che il mio ruolo di autore mi impone nei confronti di tutti voi che avete finora letto ciò che mi diletto a scrivere nelle pagine di questo mio blog.

    Questo appena detto era il motivo “ufficiale”; in realtà, ce n’è un altro ben più importante, & si tratta del fatto che in questi ultimi giorni, grazie alla rilettura di alcuni miei stessi interventi scritti qui stesso in precedenza, nonché a seguito ad alcune conversazioni avute con una persona speciale, mi sono reso conto che questo mondo (il mondo di MSN, N.d.A.) mi manca…

    Eh sì, mi manca proprio…

    & mi manca non tanto perché sono un tipo dedito al “cazzeggio” &/o alla nullafacenza, quanto piuttosto perché mi hanno fatto rendere & mi sono reso conto che stando qui su MSN avevo una certa personalità, che ultimamente ho un po’ messo da parte. Non intendo dire di avere avuto una doppia personalità & di averne accantonata una, bensì di avere avuto modo di esprimere su queste pagine una parte di me, & di avere smesso di fare tutto ciò nel momento in cui ho smesso di scriverci; detto in altri termini, una volta allontanatomi da qui mi sono come impoverito. & per di più, ho iniziato ad avere un atteggiamento di chiusura, un atteggiamento per il quale ho subito una sorta di rimprovero, che mi sono meritato integralmente.

    Ecco dunque ciò che mi sta adesso spingendo a scrivere: non sono neanch’io realmente soddisfatto della mia attuale situazione, & vorrei in qualche modo cercare di “recuperare” il tempo perso in questi mesi. Sicuramente non sarà un semplice intervento a riportare tutto subito come prima; ma d’altro canto, se non inizio, non potrò mai riuscirci…

    Questo è dunque l’augurio che mi faccio: riuscire a poter tornare ai “fasti elettronici” grazie al mondo di MSN, & dar modo a chi mi sta accanto di riuscire a conoscermi integralmente, per quello che sono. Devo farlo, non solo per gli altri, ma anzitutto per me stesso: perché affinché esista un “io” è necessario potersi rapportare ad un “tu”, & solo da questo confronto si ha una definizione dei propri personalità & carattere… In quest’ultimo periodo io ho rinunciato a tutto ciò, & ho perso tanto, troppo; adesso è tempo di cambiare. A chi mi sta accanto chiedo di spronarmi & continuare a starmi vicino, aiutandomi a puntare sempre al meglio.

    December 26

    Diciamo la verità...!

    Mi chiedo se l’esiguo numero di commenti al mio precedente intervento sia dovuto a una mancanza di idee da esprimere in merito all’argomento, a uno scarso numero di visite al mio blog, alla svogliatezza nello scrivere, o a cos’altro… Ad ogni modo, è passato un po’ di tempo da quando l’ho edito; a questo punto ne pubblico uno nuovo che spero possa aiutare qualcuno ad aprire un po’ gli occhi su una verità scomoda che nessuno dice, perché le conseguenze imporrebbero una responsabilizzazione da parte di tutti, una sensibilizzazione delle coscienze in merito a una questione su cui invece è molto più semplice lasciare tutti alla mancata educazione… La formazione è un’opera difficile, si sa; ma se non ci impegniamo a formarci & a formare gli altri, che volto avrà la società?
    Ho scritto troppo… Vi lascio all’intervento: è un articolo tratto dal quotidiano “Il Foglio”, numero 99 dell’anno XI (giovedì 27 aprile 2006, per intenderci…); buona lettura!

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    Ecco perché chi assicura “sesso sicuro” con il preservativo mente

    IL CONDOM HA PERCENTUALI CONSISTENTI DI INSUCCESSO CONTRO L’AIDS. NON LO DICE SOLO LA CHIESA, MA ANCHE L’OMS

    Roma. La critica mossa dalla chiesa cattolica all’uso del preservativo nei programmi di prevenzione contro l’Aids, a differenza di quanto spesso si crede, non nasce soltanto da motivazioni squisitamente morali. Alla base di quella critica c’è sicuramente e prima di tutto, come scrive il cardinale Alfonso López Trujillo, dal 1990 alla presidenza del Pontificio consiglio per la famiglia, la convinzione che “i condom tramutano il bellissimo atto d’amore nella ricerca egoista del piacere, respingendo ogni responsabilità”. Ma di pari passo procede anche una circostanziata denuncia dell’offerta di “falsa sicurezza” fatta ai giovani e alle famiglie. Lo spiega in modo compiuto lo stesso cardinal Trujillo in un libro uscito alla fine del 2004 e intitolato “La grande sfida. Famiglia, dignità della persona e umanizzazione” (Città Nuova), nel quale sono raccolti gli interventi più significativi di tre lustri di attività del cardinale colombiano alla guida del dicastero vaticano.

    Nel saggio sui “valori della famiglia e il cosiddetto sesso sicuro”, Trujillo cita il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, che si chiede: “Sin dove il profilattico ‘preserva’ dal rischio del contagio? In ambiente scientifico, si riconosce apertamente che i preservativi non sono affatto sicuri al cento per cento: si parla, mediamente, del 10-15 per cento di inefficacia, perché i virus da Aids sono molto più ‘filtranti’ (in grado di attraversare) che non lo sperma. Già dunque a livello di efficacia ‘tecnica’ ci si deve interrogare sulla serietà scientifica e sulla conseguente serietà professionale circa la campagna dei profilattici. Si corre un grosso rischio: di ‘illudere’ le persone propagando un ‘sesso sicuro perché protetto’, mentre non lo è o non lo è come si può pensare. L’illusione è tanto più pericolosa e grave, quanto maggiore è l’esigenza che le persone ‘a rischio’ o con rapporti sessuali promiscui non diffondano il contagio”.

    Il cardinal Trujillo sottolinea poi, portando a supporto una gran messe di riferimenti, che “la preoccupazione che i condom non forniscano la protezione totale contro l’Aids e le Mts (malattie sessualmente trasmesse, ndr) non è affatto nuova e non è limitata agli ambienti ecclesiali”. Cita svariati studi in proposito, ma soprattutto quanto afferma la stessa Organizzazione mondiale della sanità, secondo la quale un uso coerente e corretto del condom riduce del 90 per cento il rischio dell’infezione da Hiv, ma non elimina quel rischio. La stessa Ippf (International planned parenthood federation) fornisce percentuali di insuccesso ancora più alte: “L’uso del condom riduce di circa il 70 per cento il rischio totale tra il sesso non protetto e la completa astinenza sessuale. Questa stima è coerente con i risultati desunti dalla maggior parte degli studi epidemiologici”.

    Il dato davvero certo, prosegue il cardinal Trujillo, è che “nulla garantisce oggi, attraverso l’uso del condom, una protezione del 100 per cento dall’Hiv/Aids o dalle altre Mts. Questi dati non dovrebbero passare inosservati, dal momento che molti utenti, compresi i giovani, pensano che il condom fornisca una protezione totale”. Ed ecco anche perché “le campagne del ‘sesso sicuro’ non hanno condotto a un aumento di prudenza, ma a un incremento dell’attività sessuale promiscua e dell’uso del condom. In effetti, ci sono studi che dimostrano che i casi di Hiv/Aids sono aumentati con l’aumento della distribuzione dei condom” (e cita, a questo proposito, l’incremento pressoché parallelo dei preservativi distribuiti dall’Usaid, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale, e della diffusione dell’Aids, dal 1984 al 2003).

    È quindi impossibile ignorare, scrive il cardinale, che “il comportamento umano è un importante fattore nella trasmissione dell’Aids. Senza un’adeguata educazione intesa ad abbandonare certi comportamenti sessuali a rischio in favore di una ben bilanciata sessualità, cioè l’astinenza prima del matrimonio e la fedeltà coniugale, ne risulta il rischio di perpetuare i risultati disastrosi dell’epidemia”. Mentre “la falsa sicurezza prodotta dalle campagne del ‘sesso sicuro’ è un impedimento al diritto a una corretta e completa informazione. Appelli fatti da sostenitori veri e sinceri dei consumatori e della salute, particolarmente sostenitori dell’autentica salute delle donne, di avere a disposizione una completa e chiara informazione sull’efficacia del condom (o, piuttosto, inefficacia), sono rimasti frequentemente inascoltati”.

    Il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia sottolinea che, in tema di Aids, “ciò che la chiesa ha come scopo non è la mera riduzione del rischio (che si trasforma effettivamente in aumento del rischio, se il rischio reale di trasmissione non è spiegato al pubblico), ma è piuttosto l’eliminazione del rischio; non la protezione parziale, ma la protezione totale; non la protezione relativa, ma la protezione assoluta. È veramente ingannevole dire che si promuove il ‘sesso sicuro’, quando invece si sta in effetti promuovendo il ‘sesso più sicuro’, cioè il sesso che è più sicuro che se non si usasse affatto il condom, ma che è ben lungi dall’essere una protezione totale”. Sono proprio “le dichiarazioni che riflettono la dura realtà dell’insuccesso del condom, fatte addirittura dalle agenzie internazionali e nazionali, insieme a studi scientifici ed esperienze di vita reale” a smentire totalmente, scrive Trujillo “le accuse rivolte contro la chiesa: specificamente, quelle secondo cui la chiesa contribuirebbe alla morte di milioni di persone, non promuovendo né permettendo l’uso dei condom nella lotta contro l’epidemia. Ma non dovrebbe essere l’opposto: cioè, che coloro che promuovono il condom senza informare appropriatamente il pubblico dei suoi tassi di insuccesso (sia nel suo uso perfetto sia in quello tipico, e i rischi cumulativi), hanno condotto, conducono e continueranno a condurre molti alla morte?”. La sconfitta dell’Aids, spiega Trujillo, non è affidata allo “sviluppo di preservativi di migliore qualità”, ma all’impegno a “vivere la sessualità in modo conforme con la natura umana e la natura della famiglia”, mentre anche l’Oms “ammette che l’astinenza e la fedeltà coniugale sono una strategia capace di eliminare completamente il rischio di infezione di Hiv e delle altre Mts”.

    C’è ora, a dare ragione alla chiesa, il caso dell’Uganda, l’unico paese africano che è riuscito a dimezzare il contagio grazie a una politica di prevenzione che dal 1991 è incentrata sull’astinenza dai rapporti sessuali promiscui e sull’invito ai giovani perché inizino più tardi l’attività sessuale. Scrive al termine del suo saggio il cardinal Trujillo: “È vero che dove non c’è stata educazione a una seria responsabilità nell’amore; dove la speciale dignità della donna non riceve sufficiente importanza; dove è ridicolizzata la relazione fedele e monogama; dove i condom sono distribuiti alla gioventù alle feste e ai bambini nelle scuole; dove sono diffusi stili di vita immorali e ogni forma di esperienza sessuale è guardata come positiva; e dove ai genitori non è permesso di dare un’adeguata formazione ai loro figli: tale ‘impossibilità’ diventa una grave condizione limitante. Il risultato finale è non solo allarmante in termini di diffusione dell’Hiv/Aids, ma per il fatto che l’uomo e la donna non possono avere una piena fiducia l’uno nell’altro”.

    December 06

    AIDS: Abbiamo Intenzione Di Sconfiggerlo

    Ricordate questo acronimo? Si trovava su due schede telefoniche presenti sul mercato diversi anni fa, aventi taglio da 5000 Lire, scadenza 31.12.2000, produttori Technicard e Publicenter, rispettivamente nella tiratura di 1.215.000 & 1.000.000 di copie; la prima delle due pubblicizzava il numero verde 167-861061 recando la scritta “L’AIDS per telefono non si prende. Anzi: si impara ad evitarlo.”, mentre la seconda invitava a eseguire il test HIV recando la scritta “Fidarsi è bene. Il test HIV è meglio.”... Entrambe ovviamente recanti il simbolo della repubblica italiana & la diciture “Ministero della Sanità” e “Centro operativo AIDS”.

    A questo punto, vi chiederete probabilmente qualcosa del genere: “Sai quanto ce ne può fregare di due schede telefoniche di quasi 10 anni fa?”; & tale domanda sarebbe più che giustificata, infatti non è delle schede telefoniche che voglio parlare in quest’intervento, bensì del tema AIDS... & neanche dell’AIDS in generale, bensì della sua prevenzione. Ebbene sì, cari miei: perché come diceva un pubblicità in voga qualche anno fa, “prevenire è meglio che curare”, specie quando di fatto la cura non esiste...

    Anzitutto, giusto per capire di cosa stiamo parlando: cos’è l’AIDS, & come si trasmette questa malattia? AIDS è in realtà l’acronimo di Sindrome da ImmunoDeficienza Acquisita (in inglese, ovviamente), ovvero come dice il nome stesso una malattia provocata da un virus (l’HIV, per l’appunto) che concretamente neutralizza le difese immunitarie dell’organismo; in sostanza il malato di AIDS non può in alcun modo proteggersi da alcun genere di malattia, & in questo modo ogni malattia diventa perciò per lui mortale. Attualmente non esistono cure mediche in grado di curare definitivamente l’AIDS: esistono solo delle cure, peraltro molto costose, che di fatto servono solo ad assicurare una più lunga prospettiva di vita, ma senza per questo giungere alla guarigione; pertanto l’unico modo per proteggersi dall’attacco di tale virus è evitare il contagio, cosa fortunatamente possibile e semplice da fare, in quanto l’HIV si trasmette tramite il sangue: il virus entra nel nostro organismo solo se il sangue nel nostro apparato cardiocircolatorio entra in contatto con del sangue infetto... Il problema, a questo punto, è: quando può accadere una contaminazione del nostro sangue tramite altro sangue infetto? Può accadere ogniqualvolta ci si ritrovi direttamente a introdurre sangue infetto nel nostro organismo, oppure nel momento in cui si ha una qualsiasi ferita che entra a contatto con una qualsiasi ferita di un’altra persona sieropositiva (è questo il termine che definisce una persona risultata positiva a una sierodiagnosi, e quindi portatrice del microrganismo patogeno in esame; in particolare, una persona portatrice del virus dell'AIDS); i casi tipici in cui ciò accade sono concretamente le trasfusioni, le punture & i rapporti sessuali, qualora il sangue trasfuso sia infetto, la siringa sia stata usata precedentemente da una persona sieropositiva, & il partner abbia già l’AIDS.

    Fin qui, immagino di non aver detto nulla di eccezionale &/o di nuovo, in quanto sono cose dette, stridette, risapute, che non abbiamo più nemmeno voglia di sentire (scusatemi quindi per questa forse troppo ampia premessa)... Alla luce di ciò, il punto è dunque questo: