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Agorà dei Giovani

... un elenco di siti linguisticamente utili!

Giuseppe Alessandro

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... perché non solo le canzoni vanno ascoltate, bensì il testo merita una grande attenzione!

Vivi & fa' vivere...

... in libertà e sincerità di cuore! :-)
July 06

Piccole gioie quotidiane...

Una giornata come tante altre passata in facoltà a “studiacchiare”, come sono solito dire ultimamente; & sembrava esser destinata a concludersi come tante altre a tornando a casa, preparando qualcosa da mangiare, & mettendomi sul pc a oziare prima di andare a nanna… Ma invece, ecco che sopraggiunge quella sorpresa, tanto piccola quanto inaspettata, che ti cambia le cose. Niente di eccezionale, per carità: un semplice invito a mensa; ma un invito che dà un sapore diverso alla serata, che dà quel pizzico di alternativo che interrompe l’ordinarietà degli eventi.

& così, si va a mensa.

& anche qui l’alternativo si sente, perché non si tratta della compagnia abituale dei colleghi amici, ma della compagnia di un’amica collega & delle sue coinquiline; niente di eccezionale anche qui, ma il fatto di ritornare a casa parlando di torta sette veli e di originalissime espressioni verbali di saluto e di imprecazione, è sicuramente qualcosa che continua ad andare oltre l’ordinarietà.

& una volta ritornati a casa loro, l’alternativo continua a sentirsi, perché non è roba di tutti i giorni il fermarsi davanti a un pc a vedere insieme i video ripresi col telefonino mentre una ragazza si diverte a fare degli scherzi telefonici agli operatori di call center dei vari gestori telefonici; così come non è roba di tutti i giorni morire dal ridere andare a vedere il videoclip di un collega che interpreta a suo modo con un amico la canzone “Wanna be” delle Spice Girl, né tanto meno è roba di tutti i giorni che qualcuno guardi il video Dancing 2008 & lo definisca triste…

A questo punto, la serata sembra conclusa: non resta che rincasare anch’io; & inizio dunque a camminare lungo via del Bosco… Ma ancora una volta, ecco quel pizzico di stra-ordinario che giunge inaspettato: mentre procedo a piedi verso casa, vedo fermarsi dall’altro lato della strada una macchina che riconosco; si tratta della collega con cui mi sono immatricolato, che nei primi anni ha frequentato i corsi con professori diversi dai miei per via del cognome, con cui in un’occasione sono stato a mangiare a mensa insieme tre anni fa, & con cui ho seguito una materia lo scorso semestre; lei, che quindi conosco di vista da diverso tempo, ma di cui non sono sicuro di ricordare il nome… Lei, dunque, si ferma in auto, & lì per lì penso lo faccia perché debba chiedermi qualcosa, qualche indicazione; & invece no, si ferma per chiedermi se io abbia bisogno di un passaggio. & così scopro di abitare vicino a lei, scopro che si è già laureata & che conta di andare a frequentare la specialistica a Torino…

& soprattutto, riscopro ciò che già sapevo & che in fondo sappiamo tutti, ma di cui spesso ci dimentichiamo: la vita è imprevedibile, & ci dà ogni giorno occasione di stupirci... Ma non di uno stupore dovuto a situazioni eccezionali, bensì quello stupore legato al gusto diverso che possiamo dare a situazioni note, già vissute, grazie alla semplice aggiunta di un semplice particolare che prima non avevamo osservato, o a cui erroneamente non avevamo dato importanza. Stasera ho sentito dire a qualcuno che provava tristezza a vedere dei bambini felici di ballare sgambettando e sbracciando, perché secondo lei questo significava accontentarsi di questo non potendo avere altro a disposizione; ma io penso che questa non sia una cosa triste, quanto piuttosto una cosa bellissima… Perché ci insegna che non serve la luna per poter essere allegri, che non serve avere tutto per poter essere contenti, che non serve non avere problemi per essere felici… Ci insegna piuttosto che per avere la gioia basta poco, anche niente: oserei dire si tratti di una condizione mentale nostra, piuttosto che di una condizione oggettiva…

Ma adesso ho troppo sonno per poter scrivere bene in merito… Quindi, credo sia meglio mettere da parte questo mio intervento, & terminare qui, per il momento; magari, chissà, nei prossimi giorni ne parlerò meglio…

Ora, è tempo di andare a nanna: stanco, accaldato, ma davvero contento per questa serata così fuori dall’ordinario…

April 11

Venerdì Santo 2009 - Via Crucis parrocchiale


Pubblico qui di seguito le stazioni della Via Crucis tenuta ieri per le strade della mia parrocchia, con le relative riflessioni e preghiere preparate da me e altri miei comparrocchiani. In particolare, ecco qui l’elenco con gli autori delle riflessioni e preghiere.

I stazione: Gesù è condannato a morte (a cura di Giuseppina Guadara)
II stazione: Gesù è caricato della croce (a cura di Marina Aiello)
III stazione: Gesù incontra sua madre (a cura di Jasmine e Ylenia Faranda)
IV stazione: Simone di Cirene porta la croce di Gesù (a cura di Mariella Busacca e Giuseppe Buzzanca)
V stazione: Gesù è spogliato delle sue vesti e crocifisso (a cura di Natale Buzzanca)
VI stazione: Gesù muore in croce (a cura di Giuseppe Lombardo e Lisa Trivisonno)
VII stazione: Gesù risorto appare ai discepoli (a cura di Giuseppe Alessandro)

Buona lettura e meditazione!



***   Prima stazione: Gesù è condannato a morte   ***


G. Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Marco
Chiese loro Pilato: “Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?”. Tutti risposero: “Sia crocifisso!”. Ed egli disse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora gridavano più forte: “Sia crocifisso!”. Pilato lo consegnò perché fosse crocifisso.


Gesù è arrestato e condannato a morte nella notte, senza dare troppo nell’occhio per non provocare tumulti. Egli, che aveva sostenuto, in contrasto con la mentalità corrente: “Beati i poveri, i miti, i non violenti, i puri, gli operatori di pace”. Egli che aveva sottolineato il valore della legge, ma allo stesso tempo era venuto a perfezionarla. Egli che aveva condannato la vendetta e predicato il perdono, aveva condannato l’ipocrisia e il giudicare gli altri. Ora è giudicato, in modo avventato e superficiale con un verdetto sommario, come sovvertitore della legge e bestemmiatore del tempo.
Tra coloro che devono eseguire la sentenza, però, nessuno ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e così Gesù è sballottato da un tribunale all’altro. Alla fine, quella folla che, pochi giorni prima, lo aveva acclamato re, si mette contro Gesù e grida forte la sentenza di morte, senza accorgersi di essere manovrata e vittima della disinformazione e della menzogna. Il Figlio di Dio, un innocente, diventa così il peggiore dei delinquenti.
Oggi come allora è, troppo spesso, più facile scaricare sugli altri le proprie mancanze, dichiararli colpevoli ed emarginarli, piuttosto che cambiare il nostro modo di vedere e il nostro comportamento. Ci vuole, infatti, poco a condannare nuovamente Gesù nei fratelli provocando sofferenza a persone innocenti. Se vogliamo vivere veramente come cristiani, però, dobbiamo moderare il nostro linguaggio, usare parole di amore e di comprensione, dobbiamo saper perdonare invece di biasimare.


Preghiamo insieme e diciamo: Signore Gesù, aiutaci a non condannare.
-   Perché sappiamo dare ancora una possibilità a chi sbaglia, preghiamo.  Rit.
-   Quando sentiamo che gli altri giudicano, preghiamo.  Rit.
-   Perché condannare il fratello è condannare Gesù, preghiamo.  Rit.
-   Perché possiamo accogliere fraternamente coloro che incontriamo sul nostro cammino, preghiamo.  Rit.


***   Seconda stazione: Gesù è caricato della croce   ***


G. Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Matteo
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: “Salve, re dei Giudei!”. Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.


Gesù è deriso e oltraggiato; chi è forte e ha potere pensa di avere diritto a tutto. Gesù non è forte e potente secondo la logica degli uomini, ma secondo la logica di Dio. Egli si carica della Croce, si addossa il peso del nostro peccato e ci redime.
Gesù caricato della Croce è l’immagine dell’amore supremo, dell’amore che è dono di sé per gli altri. Gesù infatti ci ha amati fino alla fine, fino a dare la sua vita per noi, per la nostra salvezza.
Noi siamo dunque chiamati ad amarla, quella Croce che ci ha donato la salvezza. Siamo chiamati ad amarla e anche abbracciarla. Gesù infatti ha detto: “chi vuole essere mio discepolo rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Per seguire Gesù bisogna abbracciare la Croce.
La nostra società dell’apparire ha saputo banalizzare anche la Croce di Cristo, che portiamo al collo in bella mostra senza avere però la minima intenzione di caricarcene per seguire Gesù. Anzi, la Croce ci fa paura, ci fa ripulsa perché è pesante e fa male, e così riduciamo tante volte il nostro essere cristiani a una semplice devozione.
In questo Venerdì Santo, in cui commemoriamo la Passione di nostro Signore, chiediamogli che ci dia un forte desiderio di seguirlo fino in fondo e che ci renda capaci di amare come Lui ha amato.
Solo così saremo testimoni autentici di Gesù, testimoni convinti e permeati della speranza che nasce dalla Croce: il Crocifisso è il Crocifisso Risorto! Noi amiamo la croce perché sappiamo che essa è segno di vittoria, non è la fine di tutto, ma il modo che Dio ha scelto per sconfiggere la nostra miseria e condurci alla risurrezione.


Preghiamo insieme e diciamo: Signore Gesù, aiutaci a portare la croce.
-   Quando perdiamo di vista il vero senso dell’essere cristiani, per questo noi ti preghiamo.  Rit.
-   Quando il portarla è fonte di bene per i nostri fratelli, per questo noi ti preghiamo.  Rit.
-   Quando si fa troppo pesante per la nostra debolezza, per questo noi ti preghiamo.  Rit.


***   Terza Stazione: Gesù incontra sua madre   ***


G. Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Luca.
Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: “ Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima – affinché siano svelati i pensieri di molti cuori” ( 2,34-35)


Maria, Figlia di Sion, si associa al dolore del figlio, fissando gli occhi di Gesù sulla via del Calvario, lo accompagna portando anche lei il peso della croce.
Nonostante l’atroce sofferenza, l’incontro con Maria, intriso di una infinita dolcezza e tenerezza è molto importane per Gesù, gli dona infatti conforto e coraggio.
Il dolore dell’uno e dell’altra si uniscono vicendevolmente e l’amore per quanto doloroso trionfa.
L’unione nel dolore è sostegno reciproco e permette di abbracciare generosamente le spine del cammino. In questa sofferenza c’è anche il dolore dei cuori di tutta l’umanità.
La fedeltà di Maria al progetto di Dio, ci insegna ad accogliere con amore le nostre personali sofferenze anche quando ci appaiono difficili da comprendere e dolorose da sopportare.
Altre volte, come Maria, siamo chiamati a portare sulle spalle le croci dell’altro, aiutando e sostenendo il dolore dei più deboli e indifesi.
Imitando Maria, Serva dell’amore, impariamo a donare amore e comprensione a chi cerca con gli occhi del bisogno il nostro sguardo.


Preghiamo insieme e diciamo: Signore aiutaci ad amare.
-   Per tutti i Papà e le mamme del mondo che soffrono a causa dei loro figli, preghiamo.  Rit.
-   Perché possiamo vedere con gli occhi di Maria chi è nel bisogno e nella difficoltà, preghiamo.  Rit.
-   Perché sappiamo annunziare a tutti che l’unico e vero amore è quello di Gesù, preghiamo.  Rit.


***   Quarta stazione: Simone di Cirene porta la croce di Gesù   ***


G. Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dalla lettera ai Galati
Portate i pesi degli altri: così adempirete la legge di Cristo.


Ogni giorno siamo chiamati a portare gli uni i pesi degli altri.
Aiutare i fratelli a portare la croce significa essere dei Cirenei che aiutano Gesù amando il prossimo.
Questo è il modo migliore per mettere in pratica il Vangelo e non cadere nell’individualismo, oggi sempre più diffuso e contagioso.
Una mano tiene l’altra, la sorregge nel momento della prova, del bisogno.
È solidarietà accorgersi che c’è il fratello, sperimentandone l’aiuto.
Questo ci fa capire l’importanza del prossimo.
La solidarietà ci aiuta a crescere insieme agli altri attraverso la conoscenza e la stima reciproca.
Due mani che si stringono indicano amicizia, aiuto, vicinanza.
Due mani che si stringono sono il simbolo dell’aiuto reciproco, e affermano: «Sono con te, conta su di me».
Quando si tende la mano, con umiltà e sincerità, nascono e continuano rapporti veri e duraturi.


Preghiamo insieme e diciamo: Signore Gesù, aiutaci a riconoscerti nei fratelli.
-   In coloro che tutti i giorni abbiamo accanto.  Rit.
-   In coloro che portano la croce.  Rit.
-   In coloro che sono emarginati.  Rit.
-   In coloro che stanne nella necessità.  Rit.


***   Quinta stazione: Gesù è spogliato delle sue vesti e crocifisso   ***


G. Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Marco
Poi lo crocifissero  e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere.


Le vesti vengono strappate dal corpo di Gesù ed Egli viene lasciato nudo agli avidi sguardi di molti curiosi. Di Lui sanno tutto. Gli tolgono i vestiti che lo proteggono togliendogli ogni difesa, la sua sicurezza, la sua intimità e lo spazio nel quale può ritrovarsi. Denudare una persona è certamente la sofferenza più grande che un individuo può provare; dilettarsi del dolore altrui e godere quando una persona mostra le proprie nudità è il culmine dell’umana crudeltà.
Così è per te, Gesù: ti viene strappata con violenza l’ultima briciola di dignità; esposto al pubblico divieni oggetto di scherno e di derisione. Ma, anche se sei spogliato e nudo, tu, Gesù, sei sempre il Figlio di Dio e nessuno può togliere la tua divina dignità. Nella più profonda umiliazione appare anche la tua regale maestà. Tu diventi per noi un segno della speranza che, nemmeno a noi, possono togliere la nostra dignità di figli di Dio.
Quando a noi capita di sentirci spogliati delle nostre certezze, delle nostre sicurezze e comodità e ci sembra che il mondo ci crolli addosso perché tutto ci appare terreno e limitato, vuol dire che è arrivato il momento perché ciascuno di noi alimenti e rinsaldi la propria fede in Gesù, perché è solo Lui che ci appaga le nostre attese e vince le nostre inquietudini.
C’è uno spazio in ciascuno di noi che solo Gesù può colmare; uno spazio dove i curiosi non possono entrare e gli sguardi ostili non possono penetrare. Là, Dio abita in noi e ci protegge; là, siamo immersi nella presenza amorosa e redentrice di Dio che ci avvolge come un vestito.


Preghiamo insieme e diciamo: Signore Gesù, aiutaci a fondare la nostra sicurezza in te.
-   Quando ci sentiamo spogliati da tutto.  Rit.
-   Quando ci sentiamo denudati per l’iniquità degli uomini.  Rit.
-   Quando perdiamo la fiducia nelle nostre possibilità.  Rit.
-   Quando cadiamo nel pessimismo.  Rit.


***   Sesta stazione: Gesù è spogliato delle sue vesti e crocifisso   ***


G. Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dalla lettera ai Filippesi
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.


Gesù morendo compie l’opera voluta dal Padre e preannunciata già nelle Sacre Scritture. Quando viene interrogato da Pilato risponde solo ad una domanda in cui gli viene chiesto a quale regno appartenga, risposta che gli costerà la vita.
Gesù muore in croce, avendo accanto solo sua madre, alcune donne e Giovanni, il discepolo che lui amava e che non lo ha mai abbandonato, a differenza di altri; in particolare di Pietro, che nell’ultima cena gli aveva detto che gli sarebbe stato sempre accanto, ma che alla prima occasione che gli si presenta dice di non conoscerlo rinnegandolo tre volte, e anche di Giuda, che ignora ogni attimo vissuto con Gesù facendosi persuadere da una piccola somma di denaro. Muore in croce in maniera umile, resta impassibile anche di fronte ai soldati che lo stanno inchiodando alla croce proprio come un agnello condotto al macello.
Sul suo capo i soldati mettono su richiesta di Pilato un cartello con la scritta Iesus Nazarenus Rex Iudeorum, che significa Gesù Nazareno Re dei Giudei, proprio come quando si mette un’etichetta a qualcosa.
Prima di morire Gesù parla con il Padre, lo informa del compimento dell’opera e lo prega di perdonare coloro che gli hanno fatto del male poiché inconsapevoli di quello che avevano fatto. Infine affida Giovanni a Maria, dicendole di amarlo come un figlio, e lo stesso fa con Giovanni.
Quasi nessuno, solo pochi credevano che Gesù fosse il Figlio di Dio. Solo dopo il terremoto che provocherà lo squarcio del velo del tempio, tutti capiscono che Gesù era veramente quello che si proclamava.


Preghiamo insieme e diciamo: Per il tuo sangue sparso sulla croce, ascoltaci, o Signore.
-   Anche noi, Gesù, ti abbandoniamo e ti lasciamo solo davanti a coloro che ti insultano e ti calunniano; dacci la forza di poterci sacrificare per te e per i fratelli. Preghiamo.  Rit.
-   Per tutte le volte che ci siamo dimenticati di te, guardando al mondo e alle sue cose inutili e materiali; concedici, Signore, un cuore puro che sappia comprendere il tuo amore per noi. Preghiamo.  Rit.
-   Gesù, tu che hai detto di rinnegare noi stessi, prendere la nostra croce e seguirti, aiutaci a mettere in pratica questo tuo volere. Preghiamo.  Rit.


***   Settima stazione: Gesù risorge da morte   ***


G. Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.


Dal Vangelo secondo Giovanni
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».


Sembrava tutto concluso con la tua crocifissione: Tu stesso, poco prima di morire, avevi detto che ormai tutto era compiuto… E che altro ci si sarebbe potuti aspettare, dopo le vicende delle ultime ore, quando la paura aveva indotto tutti a lasciarTi solo, e a continuare a vedersi di nascosto, come dei ladri?
Ma tuttavia, non era così: sarebbe stato così se tu fossi un comune uomo, ma Tu sei il Figlio di Dio, il Messia salvatore del mondo, e non puoi soccombere dinanzi alla morte… Ed ecco allora che tre giorni dopo, quando ormai nessuno quasi ci sperava più, Ti sei presentato ai tuoi discepoli: eri morto, e sei tornato in vita; hai sconfitto la morte, e ci hai aperto le porte del tuo Regno. Grazie al tuo sacrificio abbiamo ottenuto la redenzione, la remissione dei peccati, e questo perché Tu ci hai amati di bene infinito, a tal punto da prender su di Te il male del mondo e donarci una vita di figli liberi.
E adesso, dopo esser tornato vincitore, ci doni la pace, la tua pace: non quella del mondo, della pacifica convivenza, bensì la pace della felicità e della libertà, la pace gioiosa di cui gode chi si riconosce amato e salvato.
Oggigiorno, purtroppo, il mondo è travagliato da tante situazioni che tentano di farci dimenticare di godere di questa pace: tragedie di varia natura, di fronte alle quali mantenere viva la speranza è difficile; ma nonostante ciò, sappiamo da cristiani che Tu hai vinto la morte proprio per poter restare con noi sempre, ogni giorno, fino alla fine del mondo. Ecco allora l’augurio che ci facciamo in attesa della Pasqua: riscoprire accanto a noi la tua presenza, che ci dà forza e ci sostiene, e vivere la vita all’insegna della tua pace, che ci accompagni da qui all’eternità.


Preghiamo insieme e diciamo: Donaci la tua pace, Signore
-   Oggigiorno viviamo in un periodo di particolare incertezza economica, di fronte al quale siamo tutti preoccupati; fa’ che ognuno di noi riscopra la bellezza di uno stile di vita sobrio, vissuto con la serenità di chi confida nella tua provvidenza. Per questo noi ti preghiamo.  Rit.
-   Il terremoto abruzzese di qualche giorno fa è stato causa di lutto per molte famiglie; fa’ che ognuno di noi abbia la forza di affrontare il dolore per la perdita di una persona cara con la gioiosa consapevolezza che essa sarà accolta da te nel tuo Regno. Per questo noi ti preghiamo.  Rit.
-   La società odierna ci propone ritmi di vita frenetici, da affrontare ponendosi come obiettivo la produttività; fa’ che ognuno di noi possa riscoprire il piacere di prendersi del tempo per sé, da dedicare alla propria crescita spirituale, all’esercizio della carità, e al riposo. Per questo noi ti preghiamo.  Rit.

March 29

Appunti di viaggio

Se la memoria non m’inganna, questo dovrebbe esser il terzo intervento ad avere un tale titolo; ma d’altro canto, visti i tempi che la quotidianità ci propone, quale occasione migliore del rientro a o da Catania per poter fermarsi un attimo a scrivere qualche riga da pubblicare nel mio blog?
Pertanto, eccomi ancora una volta qui a battere sulla tastiera del mio fedele pc…

Nella mia mente avevo pensato a questo momento già da due giorni, nel senso che sin da venerdì avevo l’intenzione di preparare un nuovo intervento; ma tra una cosa & l’altra ho rimandato fino ad ora… & adesso che mi ritrovo qui, non so esattamente cosa scrivere. Non si tratta però di una carenza di idee &/o contenuti, quanto piuttosto del fatto che questo fine settimana è stato nella sua brevità particolarmente ricco: nei due giorni scorsi o avuto infatti modo di partecipare a due eventi molto belli… Il primo è stato il “classico” incontro parrocchiale di AC, mentre il secondo è stato un altrettanto “classico” incontro diocesano dei giovani.

Non fatevi ingannare dall’aggettivo che ho utilizzato nella precedente frase: se a una lettura superficiale si potrebbe essere infatti tentati di interpretare “classico” come tipico, tradizionale, & dunque di conseguenza abituale, solito, sappiate che non è così; & questo per due ottime ragioni. Anzitutto, era da diverse settimane che non avevo modo di partecipare ad un incontro parrocchiale, perché tra il mio tornare a casa quindicinalmente & il fatto che a turno è mancato sempre qualcuno per cui eravamo troppo pochi per poter tenere l’incontro, era da diverso tempo che non avevo avuto la possibilità di prendervi parte; discorso analogo vale per l’incontro diocesano, perché finora le date dei miei rientri non avevano combaciato con quelle programmate dalla Pastorale Giovanile… Secondariamente, gli incontri a cui ho partecipato negli sorsi giorni sono stati particolarmente arricchenti, perché mi hanno dato modo di potermi fermare a riflettere un attimo sulla mia vita, & soprattutto perché mi hanno dato modo di riassaporare il piacere di quello che sono i rapporti con gli altri & che è la vita ecclesiale. Detta così, quanto ho appena scritto potrebbe sembrare una banalità &/o un’esagerazione, ma non lo è affatto… & per far capire bene perché non lo sia, occorre fare una piccola digressione & spiegare quale sia stata la mia situazione fino a qualche giorno fa, situazione da cui spero di uscire presto.

Ebbene, la situazione è presto descritta: negli ultimi mesi non ho più percorso un cammino di fede. A molti che leggeranno, questo che ho appena scritto potrà forse sembrare uno scherzo; invece, non lo è per niente. È invece purtroppo la triste verità dei fatti: fino a venerdì non ricordavo quale fosse stata l’ultima volta a cui ho partecipato ad un incontro parrocchiale, così come non ricordavo l’ultima volta che ho partecipato ad un incontro diocesano, così come non ricordavo l’ultima volta che avevo avuto modo di parlare di me con Marisa, così come non ricordavo l’ultima volta che avevo incontrato Adriana & tante altre persone… Insomma: era tutto dimenticato, come se le cose belle che ho vissuta negli anni passati fossero state accantonate & messe da parte in una stanza chiusa; non gettate via, tant’è che in questi ultimi due giorni sono tornate allo scoperto, ma comunque non erano più a portata di mano, & di fatto mi privavo di ciò che invece fino a non troppo tempo fa mi rendeva felice.
Ecco, questa era la mia situazione. Era, perché questi ultimi due giorni mi hanno fatto capire che tutto ciò che avevo messo da parte è qualcosa che mi rende davvero contento; era, perché dopo aver provato nuovamente la gioia di partecipare a certe iniziative sarebbe stupido continuare a tenere la stanza chiusa con tutta la roba dentro; era, perché il cuore dell’uomo brama fortemente la felicità, & una volta avutone un assaggio è pressoché impossibile fermarsi & astenersi dalla ricerca della stessa…

Pertanto, alla luce di tutto ciò, non è affatto banale &/o esagerato che io dia a questi due giorni una tale importanza; anzi, sarebbe grave se dopo l’esperienza vissuta in questo fine settimana, la mia vita continuasse ad andare “alla deriva” come è andata negli ultimi tempi. Con questa espressione non voglio dire che tutto ciò che ho vissuto negli ultimi periodi sia stato qualcosa di insignificante o che non meritasse di essere vissuto, ma che non l’ho vissuto pienamente come avrei dovuto, che mi sono lasciato “trascinare dagli eventi” senza di fatto metterci del mio, & questo mi ha portato a perdere qualcosa di me, a far venir meno alcuni aspetti della mia personalità che invece sarebbe il caso di far maturare sempre più…
Insomma, è come se mi fossi svegliato da un torpore di cui in realtà ero consapevole, ma nel quale continuavo a dormire…

& adesso? Che significato ha per la mia vita il fatto di essermi svegliato? Semplice: significa che non posso condurre le mie giornate come un “devo fare questo, devo fare quello” nell’attesa di poter andare a dormire; significa che devo cercare uno spazio per la mia persona, per prendermi curare della mia umanità; significa che devo investire il mio tempo nel vivere appieno le relazioni con gli altri, senza accontentarmi del minimo sindacale, ma aspirando a creare legami saldi & a rinsaldare quelli già esistenti… Significa insomma che devo vivere, & non sopravvivere; significa che devo mettere in gioco me stesso, cercando di dare il massimo sempre & ovunque, senza però per questo trascurare la mia persona, la mia crescita, a vantaggio di altro…

Non so ancora di preciso nel concreto della quotidianità come tutto ciò possa tradursi, ma ho già qualche idea; la cosa fondamentale, una volta avuta l’intuizione, credo sia non accantonare tutto, bensì soffermarsi a riflettere per capire davvero cosa sia meglio fare per la propria vita.

Con l’augurio a me stesso poter riuscire presto a tornare “ai fasti di un tempo”, per il momento saluto tutti: bye & al prossimo intervento by AlexGpeppe!!!

March 13

Ritorno alle origini


Ieri sera, tornato a casa dall'università, ho sentito il bisogno di accendere il PC & iniziare a scrivere; era da un po' che non succedeva, & devo dire che il risultato è stato qualcosa di abbastanza inaspettato... Ricopio quindi qui di seguito quanto ho preparato: buona lettora a tutti! :-D
_____
 

Up & down

 

Nella ricerca di un titolo originale da dare a questo intervento, penso non ce ne sia altro adatto se non quello che ho scelto… Sì, perché di fatto esso rappresenta appieno quello che è il mio stato d’animo di questi ultimi giorni: uno stato d’animo per certi versi fanciullesco, per altri forse infantile, per altri ancora forse lunatico…

Definirlo è difficile, ma basta descriverne gli effetti, per capire di cosa sto parlando: mi ritrovo un giorno entusiasta per il superamento di una materia con ottimi voti, & il giorno dopo comincio a esser preoccupato per dover parlare con i vari professori per la scelta del tirocinio da fare; dopo aver mandato la prima mail per fissare un appuntamento ci prendo gusto & mi entusiasmo a mandarle a tutti, & non appena ricevo la risposta del primo professore ho paura di andare a parlarci & sentire cos’ha da propormi; dopo averci parlato, però, mi entusiasmo & aspetto con ansia che anche gli altri professori mi rispondano… Vado a parlare con il secondo professore & mi entusiasmo per l’attività che propone, tanto che quasi non mi interessa più sapere quello che hanno da proporre gli altri; vado a parlare con il terzo professore, & per un attimo sembro mettere da parte quello che mi ha detto il secondo, sembrando ancora più interessato a quanto ha detto il terzo; ma il giorno dopo sembro non esser realmente convinto da nessuno dei due… Vado a cercare un quarto professore che propone a me & altri due colleghi un’attività da fare insieme a riguardo un tool della Intel uscito da qualche mese: non ci spiega niente di preciso, ci dà solo l’indicazione su cosa verterebbe il lavoro, & ciononostante mi entusiasmo a tal punto da dare quasi per scontato che quello sarà il tirocinio che farò; & poi, il giorno dopo, mi demoralizzo alla grande leggendo che il mio computer non soddisfa i requisiti minimi richiesti per poter lavorare con il tool in questione, senza neanche aver di fatto provato a utilizzarlo…

Questo sono io.

Questo è il mio modo di pormi nei confronti della realtà, o perlomeno lo è stato negli ultimi giorni.

& mi chiedo: è un atteggiamento da persona matura & seria? O è piuttosto manifestazione di una personalità infantile, soggetta a sbalzi d’umore, & pertanto per certi versi inaffidabile?

& in tutto ciò, non sono realmente contento di me… Mi sento un po’ trascinato dagli eventi, come se di fatto non fossi io a vivere la vita, ma fosse piuttosto essa a seguire una certa deriva; non sopravvivere, perché cmq dietro ogni mia azione ho messo un discreto impegno & sono stato alquanto attivo, ma è come se nel fare questo abbia messo da parte quelli che potrebbero essere i miei svaghi, le mie aspettative, ciò che mi procura piacere, per seguire una direzione che mi porterebbe sì alla meta, ma al costo di un’insoddisfazione più o meno prolungata che alla lunga diventa anche difficilmente sopportabile.

Chissà…

Forse il problema riguarda questa fase della mia carriera universitaria, in cui sto per arrivare alla laurea triennale & il fatto di esserci così vicino mi lascia vedere le cose in un’ottica nuova, mai avuta prima, che mi mette pressione per portare a termine gli studi; o forse il problema è più alla radice, & riguarda me, che nell’ultimo periodo della mia vita ho vissuto esperienze nuove che hanno in qualche modo segnato il mio modo di vivere, appunto, & di trascorrere le mie giornate…

In tutto ciò, mi sento come se fossi privo di una mia identità: è come se quel che faccio non bastasse a definire me, AlexGpeppe, come individuo originale dotato di una specifica personalità. Perché sì, mi rendo conto che il punto è anche questo: io non sono Giuseppe Alessandro, io sono AlexGpeppe…!

Giuseppe Alessandro è un nome formale, un dato anagrafico & nulla più; mentre io sono AlexGpeppe, con un mio modo di fare & di essere che nasce in tutto & per tutto da me, & che trova senso anche nel mondo elettronico. Forse è proprio questo, quello che mi manca: il mondo elettronico. Non ho mai abbandonato MSN, è vero, ma è pur vero che adesso non lo utilizzo più come prima; & se prima l’uso che ne facevo era smodato, è anche vero che esso mi aveva dato modo di costruire una mia identità elettronica che rafforzava alcuni aspetti della mia identità reale & viceversa… Non una schizofrenia, dunque, ma una stessa personalità che si esprimeva di pari passo in due mondi paralleli.

Ecco, tutto ciò è finito. & non lo dico con rimpianto, ma con nostalgia, perché riconosco che in quella situazione c’era qualcosa di buono che attualmente non è più: si tratta della personalità “pensosa” che avevo, dello sguardo critico sulla realtà che sembra esser venuto meno, delle capacità introspettive che sembro avere accantonato… In altri tempi avrei definito tutto ciò “seghe mentali”, & sempre in altri tempi ci avrei scherzato sopra dicendo che mi farebbero male; adesso mi rendo invece conto che ho smesso di farne, ma non ho trovato la cosa particolarmente vantaggiosa, anzi…

Non ho chiaro nemmeno io, come sia arrivato a questo discorso: dall’incipit di questo intervento, sembrava che avrei scritto qualcos’altro; & invece, sono qui a scrivere di questo… Il che mi lascia comunque pensare in positivo: se sto scrivendo questo, evidentemente sono ancora in grado di farlo; & se sono in grado di farlo, allora non ho “perso” gli aspetti della mia personalità che da un po’ di tempo or sono ho smesso di tenere vivi; per cui, c’è speranza… Sì, c’è proprio speranza! Si tratta solo di “ritornare a me”, a quel che sono stato in passato, a quello che era il mio modo di atteggiarmi… & se è vero che “panta rei”, è vero anche che tutto va verso il meglio & non il peggio, pertanto so benissimo che non potrei mai & poi mai tornare in tutto & per tutto come in passato, ma so altrettanto bene che potrei cercare di prendere il meglio di allora & ritornare ad esso con la consapevolezza che questo stesso meglio sarà sicuramente evoluto rispetto al passato…

Forse non sono stato molto chiaro, & onestamente per la prima volta ho paura a rileggere questo mio intervento alla ricerca di un miglior modo espressivo, per il semplice fatto che quest’ultima parte è scritta alquanto di getto, & una revisione del contenuto potrebbe, seppur minimamente, falsare il messaggio che ho voluto trasmettere…

Beh… Arrivato qui, che dire? La stanchezza è quella che è, & penso comunque di aver scritto forse anche più del dovuto… Mi limito quindi a prendere atto del fatto che, tanto per ricollegarmi al titolo, il solo fatto di aver scritto questo intervento mi ha reso “up”; al tempo stesso, mi auguro di saper trovare accanto a me delle persone che siano capaci di aiutarmi a “ripristinare” il buono precedentemente accantonato & far tornare il nome di AlexGpeppe ai fasti di un tempo…

February 20

Tristor...

Da tanto tempo non scrivevo più alcun intervento personale in questo mio blog, & a dire il vero avrei preferito di gran lunga poter riprendere la scrittura con un argomento ben più lieto di questo… Ma la vita ci pone davanti situazioni che il più delle volte vanno al di là delle nostre aspettative, sia nel bene, che nel male; & questa volta sono andate oltre nel male.
Detto così, vi comincerete a chiedere quale nefasto evento sia potuto accadere; in realtà non mi è accaduto alcunché di male, né è accaduto qualcosa di grave ad alcuno… Se ho esordito con un incipit così drammatico, è perché i fatti mi hanno infuso semplicemente una profonda & amara tristezza; ma d’altro canto, come potrebbe essere diversamente, dato che una delle persone a cui voglio più bene si ritrova a sbagliare, consapevole di non fare affatto la cosa migliore, ma al contempo intenzionata a perseverare nella situazione di errore? & non si tratta chiaramente dell’errore banale come potrebbe essere prendere erroneamente una strada più lunga credendola la più breve; si tratta di errori che toccano la propria stessa vita nel suo aspetto a mio parere più importante, ovvero le relazioni con gli altri…
& mi ritrovo anche in difficoltà a parlarne, perché non si tratta di me, & non sarebbe dunque giusto raccontare qui i fatti altrui; ma credetemi, questa situazione mi fa stare davvero male… & la cosa più brutta è che al momento sembra non ci sia modo di far desistere costei dal continuare con questa situazione…
Ma come tentare di riprendere questa persona cercando di farle capire lo sbaglio da lei compiuto, come cercare di farle capire che occorre puntare in alto verso lo splendore graduale & non semplicemente accontentarsi della mediocrità immediata, come cercare di farle capire che fare così vorrebbe dire “svalutarsi”? Ho provato a dirglielo, a spiegarglielo, ma sembra non sentire ragione; & io, continuo a rattristarmi…

January 26

Praan

Bhulbona ar shohojete
Shei praan e mon uthbe mete
Mrittu majhe dhaka ache
je ontohin praan
Bojre tomar baje bashi
She ki shohoj gaan
Shei shurete jagbo ami
Shei jhor jeno shoi anonde
Chittobinar taare
Shotto-shundu dosh digonto
Nachao je jhonkare!
Bojre tomar baje bashi
She ki shohoj gaan
Shei shurete jagbo ami
 
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October 08

Sedotto dalla vita

Cari lettori del mio blog, da diverso tempo non ho più pubblicato delle mie interpretazioni di canzoni; adesso voglio però tornare a farlo, spinto dal desiderio di condividere con voi qualcosa di importante, qualcosa per cui valga davvero la pena vivere, perché si tratta di qualcosa che non muore mai: la speranza nel bene. Sì, perché non è vero che la speranza è l’ultima a morire; forse è così per la mentalità del mondo, in quanto se ci limitassimo alla realtà secolare tutto è destinato a morire… Ma per un cristiano, no: un cristiano sa & è perfettamente cosciente che la speranza è la prima a non morire.

È con questa consapevolezza che ho avuto modo di ascoltare & gustare la canzone che vi propongo; & spero che essa possa essere apprezzata anche da voi, quale è per me: un inno alla speranza, al bene, & alla vita, appunto. Buona lettura, & buona riflessione! :-)

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Forse hai ragione, la notte fa paura;
ma siedi accanto al fuoco, e il buio si dirada.

Il canto inizia con una dubbiosa constatazione: la notte fa paura, ovvero il male non è una realtà dinanzi alla quale si possa restare imperturbabili, bensì qualcosa di fronte alla quale ognuno di noi percepisce un senso di piccolezza & di mancanza di protezione. È istintivo identificare la notte con tutto ciò che di cattivo esiste al di fuori di noi, ma in un’ottica introspettiva si potrebbe anche pensare che la notte in questione sia riferita alla durezza del proprio cuore, alla propria cattiveria, all’egoismo, & a quant’altro di negativo è presente nel nostro animo; in entrambe le diverse interpretazioni, comunque, rimane presente la componente dubbiosa dell’affermazione, sottolineata dall’avverbio [forse], che a priori sottolinea la “ribellione”, per così dire, al male.
L’autore, infatti, “non ci sta” a lasciarsi sopraffare da esso, bensì propone una misura che lo protegga dalla sua presenza: il fuoco fa sì che il buio si diradi, e permetta così di far svanire la paura. Condizione necessaria perché questo accada è trovarsi accanto al fuoco, e non semplicemente nelle vicinanze: questo perché il fuoco non elimina totalmente il buio, ma lo fa solo diradare; come dire: il male non si può far scomparire del tutto, ma sicuramente se ne può attenuare la dannosità.
È importante sottolineare che il fuoco è di per sé una realtà temporalmente limitata: a meno che non si provveda ad alimentarlo costantemente, esso può perdere vigore fino a spegnersi, e lasciare così di nuovo immersi nel buio. Cosa il fuoco può allora simboleggiare? Potrebbe trattarsi della volontà, ovvero della decisione a impegnarsi nel combattere il male; ma potrebbe ancor più trattarsi del bene. Come la piccola fiamma di un minuscolo fiammifero è infatti capace di diradare attorno a sé il buio più fitto, così la presenza del bene, per quanto “piccola” possa essere, è qualcosa che aiuta a rinvigorire la speranza & dare la forza di andare avanti.

Credimi, amore: il sole arde solo
per chi si sa scaldare; lasciati andare...!

Condizione necessaria perché la speranza rinvigorisca, è però che ognuno di noi sia disposto a mantenerla viva. Ovvero: se io spero di raggiungere un determinato risultato, la mia speranza crescerà ogniqualvolta vedrò un evento che mi avvicinerà al risultato sperato, seppure l’evento in sé sia non sia particolarmente rilevante; se io però nego a priori la possibilità che il risultato venga raggiunto, non riuscirò a trovare alcunché di positivo anche nel caso in cui dovessi trovarmi a un passo da esso. È per questo che il sole arde solo per chi si sa scaldare.

Forse hai ragione, qui non si ferma niente;
nel vortice dei sensi il mondo è un'illusione.

Altra connotazione negativa della realtà affermata dubbiosamente: la sensualità a volte riesce a distorcere l’oggettività della verità mascherandola e/o distorcendola, sì da dare un’immagine falsa, di fronte alla quale ognuno di noi si può anche ritrovare smarrito; infatti, se il mondo è un’illusione, è difficile riuscire ad avere dei solidi punti di riferimento… Il che è sottolineato dal fatto che qui non si ferma niente: in queste condizioni, sembra non essere possibile riuscire ad avere un orientamento certo verso un punto fisso. Ma è davvero così?

Credimi, amore, tutto ruota su se stesso:
pianeti, astri celesti, ed anche noi, adesso.

Qui la prospettiva cambia: tutto ruota su se stesso, si tratta di una cosa evidente; ma a differenza dei versi precedenti, non si usa più la forma impersonale, bensì si arriva addirittura a enumerare tra i soggetti anche le persone coinvolte nel dialogo (anche noi, adesso)… Come a voler dire: è vero che il mondo gira, è vero che gira tutto, ma se non riusciamo a fissarci sulla nostra “stella polare” è perché giriamo anche noi; non basta dunque dare la colpa al mondo, ma è necessario capire che siamo noi per primi a non avere stabilità, & la realtà che ci circonda, riflettendo a sua volta la nostra presenza, rispecchia questa mutevolezza.

E s'accende nel buio un'ancora di luce;

In tutto ciò, ecco però che sopraggiunge una constatazione, questa volta non più dubbiosa, bensì certa: e s’accende nel buio un’ancora di luce. Ogni singola parola di questa frase ha una profonda importanza, a partire dalla congiunzione introduttiva, e, che in questo contesto essa non ha infatti valore puramente aggiuntivo, bensì temporale: il fatto che si accenda l’ancora di luce è infatti conseguente a quanto detto in precedenza. Ovvero: la notte esiste e davvero non si ferma niente, e proprio per questo motivo si accende nel buio l’ancora di luce. Il buio deve essere infatti presente, altrimenti non si distinguerebbe la luce dell’ancora; d’altro canto, quella che si accende non è semplicemente una luce, bensì un’ancora di luce, ovvero qualcosa capace di contrastare il rigirare vorticoso dell’intero universo.
Detto così, il senso dovrebbe essere già chiaro, ma il simbolismo è ancora più forte di quanto possa sembrare: immaginate infatti per un momento l’ancora come oggetto in sé, a prescindere dal contesto di questa canzone. Per definizione, essa è uno “strumento di ferro con raffi uncinati che, legato a una gomena o catena, si cala sul fondo del mare dove s’appiglia fortemente tenendo in tal modo ben stabile la nave” (cfr. “ancora” in Dizionario Sandron della lingua italiana, Istituto Geografico De Agostini – Novara, Firenze, 1981); pertanto l’ancora si immerge completamente nel mare, il quale con il suo moto ondoso è causa di instabilità della nave, e proprio stando all’interno di tale causa riesce ad annullarne l’effetto. Ritornando al contesto della canzone: è presente il buio, & al suo interno si accende l’ancora di luce; in base a quanto appena detto, ecco il simbolismo profondo: proprio in quanto è presente il buio, l’ancora di luce immersa completamente in esso riesce ad avere efficacia.

e s'accende e mi piace: è la vita che seduce.

Dinanzi a questa situazione, sopraggiunge la constatazione dell’autore: nonostante il buio in cui si trova l’uomo – è infatti ragionevole supporre che colui che parla si ritrovi ancora in esso, dato che non si esprime esplicitamente la posizione dell’ancora, che quindi seppur visibile potrebbe trovarsi in un punto qualsiasi lontana dall’uomo – viene espresso piacere, e se ne attribuisce la ragione alla vita, che affascina.
Ma pensateci bene un attimo: da una parte abbiamo la donna amata dall’uomo, che finora ha avanzato lamentele sulla condizione che vede attorno a sé, mentre dall’altra parte abbiamo l’uomo, che cerca di dissuadere la donna dal suo modo di vedere le cose, & arriva addirittura a dare merito alla vita per la situazione in cui si trova, piuttosto che colpevolizzarla; com’è possibile che due persone, di fronte alla stessa contingenza, abbiano reazioni così diverse? Chi dei due si sta sbagliando, & chi invece sta riuscendo a vedere le cose nel modo giusto? In realtà, si può dire che nessuno dei due si sta sbagliando, & la risposta alla prima domanda è già stata data in precedenza in modo implicito; ma verrà ripetuta ancora, più avanti, & allora la vedremo insieme.

Certo hai ragione, la vita fugge via;
ma il tempo non è altro che una dimensione.

Ritorna la voce della donna che per bocca dell’autore esprime la fugacità della vita; l’uomo non smentisce il di lei pensiero, bensì sposta l’attenzione su un’altra realtà: il tempo è solo una dimensione, ovvero esistono anche altri aspetti di cui bisogna tener conto, & non si può assolutizzare solo esso.

Credimi, amore: non lasciare queste ore
sparse chissà dove, a disperdere calore.

Curioso, che l’uomo dica una cosa del genere alla donna: era stata lei nei versi sopra, a esprimere la fugacità della vita, & adesso l’autore si vede spinto a consigliarla di investire al meglio il tempo… Questo è in parte comprensibile, perché dinanzi alla constatazione che qualcosa ha una breve durata, si possono tenere due diversi atteggiamenti: il primo è quello “attivo”, per cui siccome il tempo è breve si cerca di impegnarsi al massimo sperando di riuscire a compiere quanto desiderato prima che esso termini; il secondo è quello “passivo”, per cui siccome il tempo è breve si dà per scontato che non si riuscirà a raggiungere il risultato sperato entro il suo termine, & così neanche si tenta di provare. Chiaramente, questo secondo atteggiamento è tanto più comodo quanto sbagliato: sbagliato nei confronti propri, perché di fatto si sperimenta una “inutilità voluta” per cui si perde anche il senso della vita (detto in termini bruti: se non fai niente, che ci stai a fare?), e nei confronti degli altri, perché anche se non si riuscisse a raggiungere il risultato sperato, l’impegno che si impiegherebbe porterebbe comunque a dei risultati di cui potrebbero godere anche altre persone.
È l’uomo stesso a sottolineare questo secondo aspetto: egli dice alla donna che così facendo disperde del calore, ovvero spreca delle energie. & anche di più: se pensate all’immagine iniziale del fuoco che dirada il buio, è facile associare al fuoco non solo l’immagine della luce ma anche quella del calore; al contrario, al calore da solo non è possibile associare l’immagine del fuoco. Pertanto, ritornando all’immagine iniziale, è come se l’autore dicesse alla donna che con questo suo fare si sta comportando come brace: emana calore, ma non fuoco, mentre se ci mettesse dell’impegno questo farebbe sprigionare un fuoco che a sua volta sarebbe capace anche di diradare il buio.

Ma sì, che hai ragione: ti sembra io non veda
quanta desolazione? Ma tanto io non cedo:
tu credimi, amore, quanto il vento soffia forte
da lasciarci i segni senza le parole!

Il male esiste, certo: nessuno può negare che sia così, & solo uno stupido potrebbe pensare il contrario… & l’autore infatti afferma questa idea, ma allo stesso tempo sottolinea decisamente anche la sua volontà di non lasciarsi sopraffare, bensì di andare avanti; & esprime questa idea parlando di un vento che soffia forte da lasciarci i segni senza le parole… Ovvero: si può stare a lamentarsi della situazione, certo, perché di cose che non vanno bene ce ne sono; ma per quanto possiamo trovare moltissime cose su cui avere da ridire, esiste sempre un bene di fronte alla cui azione le nostre parole perdono motivo di essere in quanto i segni concreti che lascia danno adito alla speranza in qualcosa di migliore.

E s'accende nel buio un'ancora di luce;
e s'accende e mi piace è la vita che seduce.

Ancora una volta, ecco tornare questo slancio verso la vita… Uno slancio che è sottolineato anche dal ritmo delle parole: mentre nelle strofe si parla con una certa velocità, come a sottolineare il vorticoso roteare citato in precedenza, nel ritornello le parole si dimezzano di velocità; è come se le ansie e le preoccupazioni incalzanti ci mettessero una stressante frenesia, che svanisce nel momento in cui ci si ferma un attimo a contemplare la vita & si ha la possibilità di poterne assaporare il bene che porta con sé, lasciandosene affascinare.

Adesso che ci penso, noi parliamo troppo,
adesso che vorrei averti più vicino;

È un po’ un dramma dei nostri tempi: il vedere gli aspetti negativi, concentrandoci solo su di essi, distoglie anche la nostra attenzione da quelle che sono le vere esigenze della nostra vita; è così che stando troppo a lamentarci perdiamo di vista l’occasione di poterci concedere qualche bene di cui avremmo bisogno.

adesso che ci penso, noi parliamo troppo,
adesso che vorrei averti qui vicino
per proteggerci
da quel vento forte.

Sembrerebbe un controsenso: se il vento citato in precedenza rappresenta il bene, perché ci si dovrebbe proteggere da esso? & invece, una spiegazione c’è, & si tratta di questo: anche se si nega a priori la realtà del bene, o si è comunque incapaci di vederla qualora essa non si riveli esplicitamente, nel momento in cui essa agisce in modo deciso, forte, non si può più fare a meno che riconoscerla; ma se la nostra vita è condotta all’insegna della constatazione del male, nel momento in cui esso viene a mancare per lasciare il suo posto al bene, paradossalmente restiamo disorientati, smarriti, perché ci viene tolta l’unica cosa su cui ci siamo finora basati. Di per sé la situazione che si viene a creare non è negativa, ma di fatto lo diventa perché si rischia di perdere il senso della realtà; pertanto, è necessario proteggersi da ciò.
Perché ci si possa proteggere, è necessario essere qui vicino; perché? Perché a volte non si è in grado di riconoscere la presenza del bene da soli, ma è necessario essere accompagnati da qualcuno: di fatto, è quanto l’uomo sta cercando di fare sin dall’inizio della canzone, rassicurando l’amata al riguardo.
Ma questa protezione non è una cosa che si può semplicemente offrire agli altri: è qualcosa che si raggiunge insieme. Non a caso l’autore usa il pronome plurale (proteggerci), piuttosto che il singolare: nessuno di noi può avere da solo la chiave di lettura di tutta la realtà & dell’intera vita, ma è necessario condividere con gli altri le esperienze affinché si possa comunitariamente andare incontro a ciò che il destino ha da offrire a ognuno di noi, cercando di aiutarsi vicendevolmente nel trovare il senso dell’esistenza.

Forse hai ragione, la notte fa paura;
ma siedi accanto al fuoco e il buio si dirada.
Credimi, amore: il sole arde solo
per chi si sa scaldare.

Ecco ripetuta ancora implicitamente la risposta alla domanda posta in precedenza: l’uomo & la donna affrontano la vita in modo diverso, & è questo che determina la loro diversa reazione di fronte a ciò che accade. Infatti la donna si limita a vedere solo il negativo, & così facendo stronca la possibilità che ci sia qualcosa di buono; l’uomo, invece, pur senza negare la componente negativa, riesce a percepire che essa è appunto solo una componente, ovvero l’esistenza non si riduce solo ad essa. In questa prospettiva, è ovvio che le reazioni dei due siano radicalmente diverse.

E s'accende nel buio un'ancora di luce;
e s'accende e mi piace: è la vita che seduce.

Sembra il “solito” ritornello, che continua ad essere ripetuto… Ma questa volta, no: c’è una differenza molto profonda rispetto ai precedenti, & si tratta del fatto che quest’ultima volta esso è cantato per una volta, quindi alzato di tono e ripetuto sopra le strofe.
A leggerlo così, scritto sulle pagine del blog, l’idea non è ben resa; ma ascoltando la canzone, essa emerge in tutta la sua dirompente forza espressiva: le parole del ritornello vengono inizialmente cantate come in precedenza; dopo la prima volta, si assiste a un alzata di tonalità, come a sottolineare con decisione il loro senso & rendere più incisiva la loro forza; non appena avviene il cambio di tonalità, ecco che subentrano le parole delle strofe, che continuano a sentirsi in sottofondo, senza però mai riuscire a imporsi & coprire il ritornello. Come a dire: sì, tutto quanto di negativo sottolineato in precedenza è vero, & il male cerca di prendere il sopravvento sul bene; ma è altrettanto vero anche il bene detto prima, e tra i due è questo a prevalere, mettendosi decisamente in evidenza sopra il male, il quale è dunque destinato a soggiacere.

La vita che seduce

Forse hai ragione, la notte fa paura;
ma siedi accanto al fuoco, e il buio si dirada.
Credimi, amore: il sole arde solo
per chi si sa scaldare; lasciati andare...!

Forse hai ragione, qui non si ferma niente;
nel vortice dei sensi il mondo è un'illusione.
Credimi, amore, tutto ruota su se stesso:
pianeti, astri celesti, ed anche noi, adesso.
E s'accende nel buio un'ancora di luce;
e s'accende e mi piace: è la vita che seduce.

Certo hai ragione, la vita fugge via;
ma il tempo non è altro che una dimensione.
Credimi, amore: non lasciare queste ore
sparse chissà dove, a disperdere calore.
Ma sì, che hai ragione: ti sembra io non veda
quanta desolazione? Ma tanto io non cedo:
tu credimi, amore, quanto il vento soffia forte
da lasciarci i segni senza le parole!
E s'accende nel buio un'ancora di luce;
e s'accende e mi piace è la vita che seduce.
Adesso che ci penso, noi parliamo troppo,
adesso che vorrei averti più vicino;
adesso che ci penso, noi parliamo troppo,
adesso che vorrei averti qui vicino
per proteggerci
da quel vento forte.

Forse hai ragione, la notte fa paura;
ma siedi accanto al fuoco e il buio si dirada.
Credimi, amore: il sole arde solo
per chi si sa scaldare.

E s'accende nel buio un'ancora di luce;
e s'accende e mi piace: è la vita che seduce.

 

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August 12

Camposcuola Giovani AC 2008 diocesi di Patti - Diario personale

 

Dopo aver edito gli appunti presi al campo, approfitto di questo spazio per poter inserire anche alcune pagine del mio "diario personale" inerenti il camposcuola... Ancora una volta, buona lettura! :-)

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31/07/2008, h 14:45

Primo giorno del campo: siamo arrivati qui da Sinagra, Castell’Umberto, Brolo, Sant’Agata di Militello, Acquedolci & Mistretta… Abbiamo iniziato il campo con il “gioco del gomitolo” per presentarci tra noi, & subito dopo c’è stato il momento di preghiera iniziale, cui è seguita la testimonianza di Giuseppe Notarstefano, ex responsabile nazionale ACR. Alle 13:30 abbiamo pranzato, & adesso siamo in fase relax: tutti in “libera uscita” fino alle 16:00; io ne sto approfittando per scrivere queste righe, altri ne approfittano per dormire, altri per svagarsi semplicemente. Che dire? Il posto è veramente bello, a parte un piccolissimo problemuccio di natura “olfattiva”… C’è gente nuova, che non avevo mai visto prima… & c’è voglia di vivere questo campo nel modo giusto, come un’occasione per riprendere la mia formazione (interrotta purtroppo lo scorso anno), nonché per ridarmi la carica per i giorni a venire. Le premesse sono buone: spero che tutto ciò si concretizzi. & detto questo, ora poso il quaderno & vado un po’ in giro…

 

31/07/2008, h 19:10

Dopo pranzo son tornato nella mia stanza, dove c’era Massimiliano che si stava riposando; dopo un po’ è passata Adriana, che chiedeva se qualcuno avesse un libro da leggere, ma non ne avevamo. Alla fine è cmq rimasta a parlare con me & Massimiliano.

Alle 16:00 ci siamo rivisti insieme, e poi ci siamo divisi in gruppo; abbiamo letto e ci siamo confrontati sulle pagine del quaderno riferite al primo giorno. Al termine abbiamo fatto merenda & poi ci siamo messi a giocare con giochi “acquatici”, & alle 18:45 ognuno si è andato a preparare per la Messa, che sarà celebrata alle 19:30. Vista l’ora, vado in cappella…!

 

01/08/2008, h 09:45

Riepilogo da ieri: dopo la Messa c’è stata la cena, quindi siamo saliti a Mistretta per fare un’adorazione eucaristica nella chiesa del Santissimo Salvatore in cui dal 13 novembre 2004 si sta tenendo un’adorazione eucaristica permanente; poi siamo tornati, ma siamo rimasti un po’ fuori al buio a guardare le stelle (se ne vedevano tantissime!)! & alle 01:10 circa mi son messo a letto per la nanna…

[Devo scappare in salone, continuo dopo!]

 

01/08/2008, h 15:25

Dov’ero rimasto a raccontare? Ah, sì, mi ero fermato a ieri sera… Prima di passare a oggi, devo però aggiungere due cose: anzitutto, per quel poco che ho avuto modo di vedere spostandoci in macchina, il paese di Mistretta mi è sembrato davvero bello! Spero che dopo questo campo ci sia qualche altra “scusa” per poterci tornare; intanto approfitterò di questa sera per vederlo di nuovo, dato che mangeremo in pizzeria proprio a Mistretta & a quanto pare dopo ci faremo una passeggiata… La seconda cosa da aggiungere riguarda l’adorazione: è stata bella, anche se avendo meno sonno avrei probabilmente potuto apprezzarla di più; nel suo “piccolo”, però (relativamente piccolo, dato che è durata poco più di un’ora), è stata intensa & sorprendente. Sorprendente perché lascia un po’ sorpresi il fatto di sapere che ci sono persone che sistematicamente prendono l’impegno di visitare il Santissimo Sacramento per due ore al giorno, anche in orari “scomodi” (ad esempio tra le 02:00 e le 04:00 [di notte, ovviamente!]); ma oltre a sorprendere, inevitabilmente interroga: io sarei capace di fare altrettanto? La risposta non è affatto scontata…

& ora veniamo alla giornata odierna: sveglia ufficiale alle 07:30, lodi alle 08:00 &, a seguire, la colazione; alle 09:45 ci siamo ritrovati in salone, dove padre Enzo ha introdotto la giornata, dedicata alla spiritualità: il tema erano i doni dello Spirito Santo; dopo l’introduzione abbiamo avuto un po’ di tempo per il deserto (io ne ho anche approfittato per accostarmi al sacramento della Riconciliazione), & poi alle 12:30 ci siamo rivisti insieme per le risonanze. Un’esperienza sorprendente anche questa al di là delle aspettative: questo perché oltre alle risonanze che ci si sarebbe potuti aspettare ce n’è stata una molto particolare… Ma ora c’è l’assemblea: continuo a scrivere dopo!

 

02/08/2008, h 09:45

Sono indietrissimo col racconto del campo!

Ieri scrivevo che c’è stata una risonanza particolare: si tratta di quella di Sebastiana, che in sostanza ha “semplicemente” detto di desiderare di essere santa… Ma ci pensate? Santa! Quello che dovremmo desiderare tutti noi cristiani, insomma, ma che tutti abbiamo spesso paura di dire, paura di “fare”, perché si tratta indubbiamente di qualcosa di difficile & impegnativo… Ma quanto sarebbe bello!

Dopo le risonanze abbiamo pranzato, & poi ne ho approfittato per un riposino, dato che ero stanchissimo… Abbiamo ripreso le attività alle 16:00 con padre Enzo che ci ha parlato dei frutti dello Spirito Santo, cui è seguito il deserto a due: a me è “capitata” Daniela, con cui mi sono confrontato sui frutti dello Spirito Santo e con cui ho parlato anche di altro, cominciandoci a conoscere un po’ (si tratta di una delle persone che non avevo mai visto prima del campo, N.d.A.).

Dopo il deserto a due siamo stati tornati tutti insieme per relazionare quanto detto in coppia (prima abbiamo fatto merenda: torta al pan di spagna & granita al limone), & poi siamo stati raggiunti da Santina Lenzo & da padre Orlando, che ha celebrato la Messa verso le [ops, dobbiamo iniziare l’assemblea!]

 

02/08/2008, h 20:20

Sono a casa… Sono arrivato verso le 18:50, mi son fatto un giretto per il paese, & son subito tornato a casa. Adesso mi son messo a scrivere: quante cose da dire!

Intanto riprendo da dove avevo lasciato: ieri la Messa è stata celebrata alle 19:15 circa da padre Orlando, & al termine siamo tutti andati a prepararci per la serata; era infatti prevista la serata in pizzeria a Mistretta, & così è stato: verso le 21:30 siamo partiti per Mistretta & siamo andati al “Giardino d’inverno”, dove abbiamo mangiato benissimo; al termine abbiamo passeggiato un po’ per Mistretta, fino a oltre le 02:00. Da quanto ho visto, l’impressione avuta il giorno precedente era giusta: è proprio un paese molto bello! Le strade & i palazzi sono antichi, ma non vecchi: camminarci è come una sorta di tuffo nella storia!All’inizio della passeggiata, inoltre, padre Vincenzo ci ha fatto visitare l’interno di una chiesa in cui è conservata la vara di san Sebastiano, e ci ha anche raccontato la storia della sua devozione nel paese di Mistretta.

Una volta rientrati, io son rimasto un po’ in camera degli umbertini a parlar con loro, insieme a Chiara, Adriana &, per qualche minuto, Massimiliano); fattesi cmq le 03:00 mi sono messo a letto, anche se gli altri sono rimasti ancora.

La mattina seguente, ovvero quella di oggi, abbiamo recitato le lodi, fatto colazione, & poi ci siamo ritrovati in salone. Padre Enzo ha introdotto il tema odierno (la testimonianza, a partire dal prologo della prima lettera di San Giovanni apostolo) e poi ci siamo divisi nei gruppi per confrontarci sul tema; parlando si è detto anche dell’esperienza che ci aspettavamo da questo campo, e di quello che effettivamente è stato, & sarà. Al termine dei gruppi abbiamo parlato in assemblea di quanto detto nei gruppi & poi siamo passati ai “ringraziamenti. Dopo è seguita la Messa, celebrata all’aperto, al termine della quale è stato consegnata una matita come ricordo del campo (il tema era infatti “Testimoni… con gomma e matita”, N.d.R.), & quindi abbiamo pranzato.

 

03/08/2008, h 23:15

Dopo il pranzo di ieri abbiamo sistemato le stanze & gli umbertini hanno pulito lo schifo che avevano lasciato mettendosi a giocare con pistole ad acqua & gavettoni; poi pian piano ce ne siam tornati tutti a casa, salutandoci ogni volta che qualcuno se ne andava… & questa è stata la fine del campo!

Sono arrivato a casa un po’ stanco, ma dopo aver scaricato la macchina sono uscito a fare una passeggiata per San Giorgio; ero stanco, sì, ma contento, & pensavo un po’ a me, agli ultimi mesi, & agli ultimi giorni: avevo proprio bisogno di questo campo, perché da un po’ di tempo  a questa parte vivevo piuttosto meccanicamente… Quest’esperienza, invece, ha fatto rinascere in me sensazioni ed emozioni che avevo messo da parte: il piacere di conoscere gente nuova, il piacere di condividere con altri un’esperienza di fede, il piacere di riprendere a scrivere, il piacere di fermarsi a riflettere su di sé… &, tornando a San Giorgio: il piacere di sentirsi a casa, il piacere di essere in vacanza, il piacere del paesaggio sangiorgese… Insomma, è come se in quest’esperienza il primo dono dello Spirito Santo di cui sto riscoprendo la presenza fosse la sapienza! Bello, davvero bello, & mi auguro che questo possa perdurare, e magari che io possa man mano riscoprire anche la presenza degli altri doni nella mia vita; & spero anche di non perdere questa ritrovata abitudine di scrivere, perché si tratta di qualcosa di buono.

Adesso si son fatte le 23:30, & direi che potrebbe benissimo essere arrivata l’ora di andare a nanna, dato che sono stanco; oggi sono stato ad Acquedolci con la mia famiglia a trovare zii e cugini: c’era pure Mariarosaria con Luca. Siamo stati lì da pranzo fino alle 18:30 circa, & è stato piacevole passare la giornata insieme a loro…

Cmq, ora vado a letto, ma penso proprio che prima di dormire comincerò a leggere uno dei due libri acquistati al campo giovani: spero che si rivelino all’altezza delle aspettative! Quindi… Che altro dire? Buonanotte!

Camposcuola Giovani AC 2008 diocesi di Patti - Appunti

 
Detto fatto!
Scusate il ritardo, non ho potuto fare prima di adesso... Ma ecco finalmente a voi gli appunti relativi al camposcuola giovani di AC della mia diocesi, che si è tenuto a Mistretta dal 31 luglio al 2 agosto! Perché abbiate un riferimento concreto, ho messo sul web anche il quaderno del campo: potete scaricarlo cliccando qui, oppure dai link presenti nella pagina (si tratta dello stesso file).
Ecco dunque qui di seguito gli appunti: buona lettura! :-D
 
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31/07/2008, mattina: Giuseppe Notarstefano, responsabile nazionale ACR 1999-2005

Mi dà grande tenerezza vedere che c’è oggi la possibilità di convocare in esperienze di questo tipo.

Il tema su cui riflettiamo oggi è la testimonianza; quello che ho, lo condivido con voi. Pensavo di dirvi tre cose, a proposito della mia esperienza associativa, professionale e sociale.

1 – Ho incontrato l’AC a 10 anni e grazie ad essa sono cresciuto (e molto!) avendovi trovato una dimensione di famiglia, perché vi ho trovato e sperimentato dei legami autentici, che sono stati i legami associativi. L’AC è stata e continua ad essere una compagnia, il cui tempo comprende tutta la mia vita, anche se in modi diversi a seconda dell’età.

2 – Sono un ricercatore di statistica economica e insegno; questo perché nella mia professione ho coltivato il gusto della ricerca scoperto in AC.

3 – La politica ci interessa perché riguarda la vita del nostro paese, della nostra città. È un dovere del laico essere impegnato nella vita politica.

 

01/08/2008, mattina (cfr. pag. 18 del quaderno del campo): Padre Enzo Smriglio, assistente diocesano del settore giovani

Nel riflettere sui doni dello Spirito Santo vorrei tornare sull’espressione in grassetto [“Avrete forza dallo Spirito Santo, … e mi sarete testimoni”N.d.R.]: è Gesù a dirla ai suoi discepoli nel momento in cui si distacca per ascendere al cielo e li invia in missione. Se chiedessimo chi è lo Spirito Santo, credo che una prima risposta è “il dispensatore dei doni”, ma è esso stesso dono del Padre e del Figlio: ricorderete quando nel Vangelo di Giovanni Gesù tiene il discorso dell’addio e annuncia l’invio del Consolatore. Il dispensatore dei doni è perciò il dono per eccellenza, e solo nella misura in cui lo accogliamo possiamo essere capaci di renderci conto di tutti gli altri doni; così ci dà anche la forza di dire grazie a Dio per i doni che ci fa e per essere noi dono di gratuità per coloro che ci stanno accanto.

Ma non basta dire solo questo: siccome siamo desiderosi di concretezza, vogliamo dare un nome a questi doni (& ai loro frutti). Nella tradizione della Chiesa essi sono:

1 – La sapienza, ovvero la capacità di avere il gusto della vita, di saper gustare le cose essenziali. Ieri sera avete visto le stelle; questa capacità di stupore sta venendo meno, e siamo come scipiti. Salomone, nella lettura di domenica scorsa [1Re 3,5.7-12, N.d.R.], ha chiesto a Dio il dono della sapienza, che è anche la capacità di distinguere il bene dal male.

2 – Il dono dell’intelletto è il saper leggere dentro le cose, andare in profondità: questo dono ci dà la possibile di superare la superficialità.

3 – Il consiglio: è la capacità di saper discernere e vedere il bene e il male chiamando bene ciò che è bene e male ciò che è male; il massimo della confusione, diceva Gioele, è chiamare bene il male e male il bene.

4 – Se abbiamo bisogno di luce per capire cosa sia bene, serve anche la forza per poter scegliere e operare il bene; è la fortezza, un dono indispensabile per saper superare le situazioni di disagio che talvolta sono più che presenti.

5 – La scienza: è la passione, per conoscere meglio la fede. Sant’Agostino ci insegna che più una cosa la si conosce, più la si ama; questo dono è la voglia di conoscenza. Nella scuola si punta purtroppo oggi al minimo indispensabile, mentre bisognerebbe cercare di fare il massimo possibile.

6 – Pietà: viene dal latino pietas, ed è il dono di amare Dio in modo “sconsiderato”, come dice il Deuteronomio (vedi Dt 6,5); se c’è questo dono, c’è anche la confidenza con Dio, la fiducia nei suoi confronti.

7 – Timor di Dio: è forse il più incompreso, il meno apprezzato. Agostino diceva “timeo Deum transeuntem” (temo il Signore che passa), ma la paura non è per Dio ma per sé, perché preso dai suoi pensieri potrebbe non accorgersi di Lui. Questo timore è quello di poter recare offesa e rattristare Dio; si tratta di rispetto, non di paura.

Concludo con un’immagine: i nostri fratelli orientali parlano dello Spirito Santo come divino iconografo; il suo compito, con i suoi doni, è disegnare in noi i lineamenti di Cristo. Come con sette note si creano infinite straordinarie melodie, così con i sette doni dello Spirito Santo dobbiamo esser capaci di fare cose straordinarie.

 

01/08/2008, deserto (cfr. pagg. 19-25 del quaderno del campo): riflessione personale

Leggendo le pagine relative ai doni dello Spirito Santo, mi viene da chiedermi quanto io stia vivendo questi doni. Sono battezzato & ho ricevuto anche il sacramento della Confermazione, per cui possiedo questi doni; ma li coltivo? Li uso, nella mia vita, o li tengo da parte? “A volte sì, a volte no”, dovrei rispondere; ma cristiani lo si è per tutta la vita 24h/24, & non “a spruzzi”…

D’altro canto, mi rendo io stesso conto che una vita condotta senza avere presente la sapienza, non merita di essere chiamata vita; & mi rendo conto anche che sarebbe uno spreco enorme essere intelligenti ma non avere scienza; & così via per tutti gli altri doni… A pensarci bene, si potrebbe benissimo riadattare un famoso slogan e dire: “che mondo sarebbe, senza Spirito Santo?”.

Sono giunto a questo campo provenendo da una situazione di “torpore” spirituale, & anche di lassismo, in un certo senso; quello che devo fare adesso è darmi una svegliata, & rimettermi in carreggiata per far sì che nella mia vita lo Spirito Santo venga accolto in maniera dignitosa, & che io riesca a far fruttificare quanto più possibile i doni che Egli mi ha già donato.

 

01/08/2008, pomeriggio (cfr. pagg. 26-28 del quaderno del campo): Padre Enzo Smriglio, assistente diocesano del settore giovani

Lo Spirito non solo dà i doni, ma li fa fruttificare. Frutto dello Spirito sono:

1 – Amore: è di quelle parole che dicono tutto e niente, e spesso non veicola alcun senso. Se noi, cristianamente parlando, quando parliamo di amore escludiamo la croce, non possiamo più avere fede.

2 – Gioia: non è un’allegria spensierata, bensì il frutto dell’accoglienza della buona novella; talvolta essa risiede nelle realtà più semplici. Il cristiano non è né ottimista, né pessimista: le cose brutte ci sono, ma sappiamo di essere in buone mani.

3 – Pace: non è quella delle lenzuola arcobaleno; la pace è Gesù, è la sintesi di tutti i beni desiderabili. Se essa è vera, se è la pace evangelica, va condivisa. La pace del Signore non è quella del cimitero, ma porta a essere impegnati per il bene.

4 – Pazienza: noi siamo portati a pensare alla pazienza nostra nei confronti dell’altro, ma conta anche l’altro verso. È più facile amare, che farsi amare.

5 – Benevolenza: è il tenere il bene al centro delle nostre scelte, della nostra giornata. Il bene va esercitato anche quando costa qualche sacrificio.

6 – Bontà: deve essere sempre evidente nella nostra vita. Nei nostri ambienti gironzola l’idea che essere buoni significa essere fessi; la bontà non è invece falsa ingenuità, bensì l’atteggiamento tipico di chi è incapace di fare del male e vuole fare sempre il bene, senza “ma” né “se”.

7 – Fedeltà: è l’atteggiamento di chi assunto un impegno lo porta avanti senza tentennamenti.

8 – Mitezza: il mite è colui che sa preferire la forza della ragione alla ragione della forza.

9 – Dominio di sé: lo ha chi segue la verità nella carità.

Questi frutti vanno portati a maturazione costantemente, altrimenti si atrofizzano.

 

02/08/2008, mattina (cfr. pagg. 36-37 del quaderno del campo): Padre Enzo Smriglio, assistente diocesano del settore giovani

Paolo VI scriveva nel ’75: “il mondo di oggi non ascolta i maestri ma i testimoni; se ascolta i maestri lo fa perché prima di tutto sono testimoni”. Il testimone parla in base a quello che ha sperimentato; un camposcuola come questo non ha altro significato che farci incontrare con una persona, Gesù Cristo, che non toglie nulla ma dà tutto. Essere testimoni di Cristo significa allora verificare la propria naturalezza di fede in Lui. La fede cresce donandola, condividendola.

Giovanni (1Gv 1,1-4, Nd.R.) utilizza delle espressioni di straordinaria concretezza: l’ascolto, la vista, il tatto; la testimonianza da dare è, più che un impegno, un’esigenza della quale non si può fare a meno: per noi testimoniare è un onore, non un onere! & per testimoniare “basta” seguire la piccola via di santa Teresa del Bambin Gesù: fare in modo straordinario le cose ordinarie.

Mi piace consegnarvi le tre consegne del papa a Sidney: fate sì che l’amore sia la vostra misura, fate sì che l’amore duraturo sia la vostra sfida, fate sì che l’amore vicendevole sia la vostra missione.

Ci rendiamo conto che è falso sostenere che i giovani siano pregiudizialmente contrari alla fede; talvolta si tratta di pigrizia mentale.

 

02/08/2008, omelia: Padre Enzo Smriglio, assistente diocesano del settore giovani

Manco a farlo apposta, la liturgia odierna ci presenta due testimoni (Ger 26,11-16.24 & Mt 14,1-12: Geremia & Giovanni, N.d.R.). La testimonianza necessita coraggio, che è la fortezza: un dono da chiedere in dono e ricevere. Il coraggio ce lo dà il Signore, per essere testimoni del suo amore. Se noi abbiamo vissuto il campo come esperienza di evangelizzazione, in quanto evangelizzati non possiamo essere che missionari: o si è missionari, o si è dimissionari; o si è apostoli, o si è apostati.

 

[Clicca qui per scaricare il quaderno del campo]

July 30

Malcontento

 

Fine luglio, estate: l’inizio delle vacanze per un qualsiasi studente universitario, dunque anche per me! Dovrei esser contento di potermi finalmente riposare, dopo aver studiato fino a qualche giorno fa, & invece…

No, non sono contento. Proprio oggi, no. Ma mi rendo conto che questa insoddisfazione non è legata a un particolare evento, quanto piuttosto alla mia condizione di quest’ultimo periodo, ovvero di questi ultimi mesi. Ho trascorso molto tempo a Catania, ci sono rimasto qualche fine settimana; non mi lamento per non essere tornato a casa come ho fatto ogni venerdì fino all’anno scorso, perché per certi versi è stato anche più comodo, ma non posso neanche esser contento delle conseguenze di ciò. & le conseguenze sono queste: fino all’anno scorso ho avuto un legame stabile con San Giorgio, il paese in cui abito, in quanto tornavo sempre il fine settimana & mi dedicavo alla “vita parrocchiale”; dall’inizio di quest’anno questa stabilità è venuta però meno, al punto che ultimamente mi sono ritrovato addirittura a tornare di sabato pomeriggio, per poi ripartire nuovamente lunedì mattina… Il che non solo non mi ha permesso di potere effettivamente riposarmi, ma tra l’altro è stato anche leggermente logorante. Questa è però la conseguenza “minore”; la peggiore è invece che restando in paese ogni due/tre settimane solo per metà sabato e la domenica non ho avuto modo di poter vivere la mia dimensione paesana & parrocchiale come avrei voluto. Nello specifico, non ho avuto modo di partecipare attivamente a quelli che sono stati gli incontri di AC, né ad alcuni eventi a cui mi sarebbe invece piaciuto poter dare il mio contributo (i più importanti sono stati la festa del santo patrono & la Sagra del Dolce*)… Inoltre, venendo io a mancare per un discreto tempo dal mio paese, ho avuto anche modo di vedere per meno tempo i miei amici, & questa è una cosa che mi pesa un po’, perché a lungo andare è come se io stessi pian piano staccandomi dal mio paese, per stare in una città che però non è “la mia”; & ciò lo si vede subito, a partire dal fatto che la mia vita a CT è trascorsa perlopiù all’università (il che è da intendersi come un luogo “di transito”: dopo la laurea non avrò più motivo di andarci) & che la mia stanza ha solo quello che mi serve per la mia permanenza da studente, nulla di più… Pertanto, il rischio che corro è quello di espiantarmi lentamente dalla mia realtà paesana per restare “a mezz’aria”, senza un vero luogo di appartenenza.

Tutto ciò non mi sembra affatto una cosa buona; chissà, forse per certi versi è un passaggio necessario, una sorta di “prova generale” rispetto a quello che potrebbe essere una migrazione verso qualche luogo in cui un giorno potrò trovare lavoro… Ma mi chiedo: per quanto possa essere necessario & utile alla mia crescita, sto vivendo questa situazione nel migliore dei modi? Non credo che sia così… Perché se così fosse, dovrei esser contento di questa opportunità di crescita; & invece, è come se lentamente sentissi che la mia identità sta venendo meno.

Ma c’è un motivo, che immagino alimenti ciò più di tanti altri, & che ho citato implicitamente prima: vivendo a CT non solo ho perso di vista la realtà parrocchiale, ma anche quella associativa; insomma, sono un socio dell’Azione Cattolica, ma di fatto non ho avuto per quest’anno modo di partecipare a degli incontri, & questa carenza si sente, tanto. Mi sono ridotto al “minimo essenziale per la sopravvivenza”: pregare durante il giorno, & partecipare alla Messa festiva; ma con ciò, è venuta meno la mia formazione personale, cosa di cui ho bisogno, fortemente bisogno…

Mi manca…

Siamo a fine luglio, alla vigilia del camposcuola giovani di AC della mia diocesi: il tempo trascorso è ormai andato via & non può essere recuperato, ma domani avrò modo di intraprendere questa nuova esperienza; mi auguro di poterla vivere appieno, come un tempo rigenerante per la mia spiritualità, & soprattutto di poter alla fine dell’estate riprendere con le attività universitarie senza dover mettere da parte nulla, bensì cercando di poter vivere intensamente tutte le situazioni che mi verranno offerte, impegnandomi io stesso a trovarne anche di edificanti per la mia personale formazione, senza trascurare questo fondamentale aspetto della vita.

Detto questo… che altro aggiungere? Che il tempo dell’estate possa rivelarsi coma un tempo di riposo & ristoro per la dovuta riflessione, & possa dare a tutti la carica per una proficua ripartenza autunnale!

Con questo augurio, vi saluto tutti: bye & alla prossima by AlexGpeppe!!!

 

 

* La Sagra del Dolce è un’iniziativa missionaria che l’Azione Cattolica della mia parrocchia organizza ogni estate, & che quest’anno è giunta alla quarta edizione: consiste nella preparazione di dolci da parte dei parrocchiani, che vengono offerti sul sagrato della chiesa parrocchiale alla gente insieme a una bibita (un bicchiere di the al limone o alla pesca con granita) in cambio di un’offerta da devolvere all’AMI, ovvero l’Associazione Missionaria Internazionale, che opera in Eritrea nel villaggio di Digsa e tra i cui soci è presente una dottoressa della nostra stessa diocesi: la dottoressa Antonietta Zampino, una nostra amica originaria di Patti Marina. Quest’anno la somma raccolta è stata di circa 1200 Euro, che integrata con un’offerta da parte della parrocchia sono servite a poter effettuare un versamento di 1700 Euro per l’acquisto di attrezzature mediche nell’ospedale gestito appunto dall’AMI a Digsa.

July 07

Reboot...

Dopo mesi & mesi di aridità grafica, ecco a voi un nuovo intervento... Si tratta di qualche riga buttata durante il mio rientro a casa, lo scorso fine settimana (venerdì, per l'esattezza): buona lettura, e bye & alla prossima by AlexGpeppe!!!
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Stazione di Messina Centrale: sono circa le ore 20:25, & mi trovo seduto a bordo di un Minuetto, in attesa che parta; torno a casa, a prendere un po’ di relativo riposo dopo le fatiche universitarie catanesi.

Probabilmente vi chiederete il perché di tutto ciò, ovvero come mai io stia scrivendo questo intervento proprio in questo momento invece di starmene tranquillo a fare una pennichella, o piuttosto come mai stia scrivendo un intervento dopo mesi di latitanza dalle pagine del mio space; ebbene, il motivo è molto semplice… & si tratta di questo: in realtà non mi sono mai allontanato dal mio space. Non ho scritto più alcun intervento da dicembre, è vero, ma ho sempre controllato che qualcuno vi sia passato durante tutti questi giorni a lasciare qualche commento, & non mi sono mai dimenticato della responsabilità che il mio ruolo di autore mi impone nei confronti di tutti voi che avete finora letto ciò che mi diletto a scrivere nelle pagine di questo mio blog.

Questo appena detto era il motivo “ufficiale”; in realtà, ce n’è un altro ben più importante, & si tratta del fatto che in questi ultimi giorni, grazie alla rilettura di alcuni miei stessi interventi scritti qui stesso in precedenza, nonché a seguito ad alcune conversazioni avute con una persona speciale, mi sono reso conto che questo mondo (il mondo di MSN, N.d.A.) mi manca…

Eh sì, mi manca proprio…

& mi manca non tanto perché sono un tipo dedito al “cazzeggio” &/o alla nullafacenza, quanto piuttosto perché mi hanno fatto rendere & mi sono reso conto che stando qui su MSN avevo una certa personalità, che ultimamente ho un po’ messo da parte. Non intendo dire di avere avuto una doppia personalità & di averne accantonata una, bensì di avere avuto modo di esprimere su queste pagine una parte di me, & di avere smesso di fare tutto ciò nel momento in cui ho smesso di scriverci; detto in altri termini, una volta allontanatomi da qui mi sono come impoverito. & per di più, ho iniziato ad avere un atteggiamento di chiusura, un atteggiamento per il quale ho subito una sorta di rimprovero, che mi sono meritato integralmente.

Ecco dunque ciò che mi sta adesso spingendo a scrivere: non sono neanch’io realmente soddisfatto della mia attuale situazione, & vorrei in qualche modo cercare di “recuperare” il tempo perso in questi mesi. Sicuramente non sarà un semplice intervento a riportare tutto subito come prima; ma d’altro canto, se non inizio, non potrò mai riuscirci…

Questo è dunque l’augurio che mi faccio: riuscire a poter tornare ai “fasti elettronici” grazie al mondo di MSN, & dar modo a chi mi sta accanto di riuscire a conoscermi integralmente, per quello che sono. Devo farlo, non solo per gli altri, ma anzitutto per me stesso: perché affinché esista un “io” è necessario potersi rapportare ad un “tu”, & solo da questo confronto si ha una definizione dei propri personalità & carattere… In quest’ultimo periodo io ho rinunciato a tutto ciò, & ho perso tanto, troppo; adesso è tempo di cambiare. A chi mi sta accanto chiedo di spronarmi & continuare a starmi vicino, aiutandomi a puntare sempre al meglio.

December 26

Diciamo la verità...!

Mi chiedo se l’esiguo numero di commenti al mio precedente intervento sia dovuto a una mancanza di idee da esprimere in merito all’argomento, a uno scarso numero di visite al mio blog, alla svogliatezza nello scrivere, o a cos’altro… Ad ogni modo, è passato un po’ di tempo da quando l’ho edito; a questo punto ne pubblico uno nuovo che spero possa aiutare qualcuno ad aprire un po’ gli occhi su una verità scomoda che nessuno dice, perché le conseguenze imporrebbero una responsabilizzazione da parte di tutti, una sensibilizzazione delle coscienze in merito a una questione su cui invece è molto più semplice lasciare tutti alla mancata educazione… La formazione è un’opera difficile, si sa; ma se non ci impegniamo a formarci & a formare gli altri, che volto avrà la società?
Ho scritto troppo… Vi lascio all’intervento: è un articolo tratto dal quotidiano “Il Foglio”, numero 99 dell’anno XI (giovedì 27 aprile 2006, per intenderci…); buona lettura!

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Ecco perché chi assicura “sesso sicuro” con il preservativo mente

IL CONDOM HA PERCENTUALI CONSISTENTI DI INSUCCESSO CONTRO L’AIDS. NON LO DICE SOLO LA CHIESA, MA ANCHE L’OMS

Roma. La critica mossa dalla chiesa cattolica all’uso del preservativo nei programmi di prevenzione contro l’Aids, a differenza di quanto spesso si crede, non nasce soltanto da motivazioni squisitamente morali. Alla base di quella critica c’è sicuramente e prima di tutto, come scrive il cardinale Alfonso López Trujillo, dal 1990 alla presidenza del Pontificio consiglio per la famiglia, la convinzione che “i condom tramutano il bellissimo atto d’amore nella ricerca egoista del piacere, respingendo ogni responsabilità”. Ma di pari passo procede anche una circostanziata denuncia dell’offerta di “falsa sicurezza” fatta ai giovani e alle famiglie. Lo spiega in modo compiuto lo stesso cardinal Trujillo in un libro uscito alla fine del 2004 e intitolato “La grande sfida. Famiglia, dignità della persona e umanizzazione” (Città Nuova), nel quale sono raccolti gli interventi più significativi di tre lustri di attività del cardinale colombiano alla guida del dicastero vaticano.

Nel saggio sui “valori della famiglia e il cosiddetto sesso sicuro”, Trujillo cita il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, che si chiede: “Sin dove il profilattico ‘preserva’ dal rischio del contagio? In ambiente scientifico, si riconosce apertamente che i preservativi non sono affatto sicuri al cento per cento: si parla, mediamente, del 10-15 per cento di inefficacia, perché i virus da Aids sono molto più ‘filtranti’ (in grado di attraversare) che non lo sperma. Già dunque a livello di efficacia ‘tecnica’ ci si deve interrogare sulla serietà scientifica e sulla conseguente serietà professionale circa la campagna dei profilattici. Si corre un grosso rischio: di ‘illudere’ le persone propagando un ‘sesso sicuro perché protetto’, mentre non lo è o non lo è come si può pensare. L’illusione è tanto più pericolosa e grave, quanto maggiore è l’esigenza che le persone ‘a rischio’ o con rapporti sessuali promiscui non diffondano il contagio”.

Il cardinal Trujillo sottolinea poi, portando a supporto una gran messe di riferimenti, che “la preoccupazione che i condom non forniscano la protezione totale contro l’Aids e le Mts (malattie sessualmente trasmesse, ndr) non è affatto nuova e non è limitata agli ambienti ecclesiali”. Cita svariati studi in proposito, ma soprattutto quanto afferma la stessa Organizzazione mondiale della sanità, secondo la quale un uso coerente e corretto del condom riduce del 90 per cento il rischio dell’infezione da Hiv, ma non elimina quel rischio. La stessa Ippf (International planned parenthood federation) fornisce percentuali di insuccesso ancora più alte: “L’uso del condom riduce di circa il 70 per cento il rischio totale tra il sesso non protetto e la completa astinenza sessuale. Questa stima è coerente con i risultati desunti dalla maggior parte degli studi epidemiologici”.

Il dato davvero certo, prosegue il cardinal Trujillo, è che “nulla garantisce oggi, attraverso l’uso del condom, una protezione del 100 per cento dall’Hiv/Aids o dalle altre Mts. Questi dati non dovrebbero passare inosservati, dal momento che molti utenti, compresi i giovani, pensano che il condom fornisca una protezione totale”. Ed ecco anche perché “le campagne del ‘sesso sicuro’ non hanno condotto a un aumento di prudenza, ma a un incremento dell’attività sessuale promiscua e dell’uso del condom. In effetti, ci sono studi che dimostrano che i casi di Hiv/Aids sono aumentati con l’aumento della distribuzione dei condom” (e cita, a questo proposito, l’incremento pressoché parallelo dei preservativi distribuiti dall’Usaid, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale, e della diffusione dell’Aids, dal 1984 al 2003).

È quindi impossibile ignorare, scrive il cardinale, che “il comportamento umano è un importante fattore nella trasmissione dell’Aids. Senza un’adeguata educazione intesa ad abbandonare certi comportamenti sessuali a rischio in favore di una ben bilanciata sessualità, cioè l’astinenza prima del matrimonio e la fedeltà coniugale, ne risulta il rischio di perpetuare i risultati disastrosi dell’epidemia”. Mentre “la falsa sicurezza prodotta dalle campagne del ‘sesso sicuro’ è un impedimento al diritto a una corretta e completa informazione. Appelli fatti da sostenitori veri e sinceri dei consumatori e della salute, particolarmente sostenitori dell’autentica salute delle donne, di avere a disposizione una completa e chiara informazione sull’efficacia del condom (o, piuttosto, inefficacia), sono rimasti frequentemente inascoltati”.

Il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia sottolinea che, in tema di Aids, “ciò che la chiesa ha come scopo non è la mera riduzione del rischio (che si trasforma effettivamente in aumento del rischio, se il rischio reale di trasmissione non è spiegato al pubblico), ma è piuttosto l’eliminazione del rischio; non la protezione parziale, ma la protezione totale; non la protezione relativa, ma la protezione assoluta. È veramente ingannevole dire che si promuove il ‘sesso sicuro’, quando invece si sta in effetti promuovendo il ‘sesso più sicuro’, cioè il sesso che è più sicuro che se non si usasse affatto il condom, ma che è ben lungi dall’essere una protezione totale”. Sono proprio “le dichiarazioni che riflettono la dura realtà dell’insuccesso del condom, fatte addirittura dalle agenzie internazionali e nazionali, insieme a studi scientifici ed esperienze di vita reale” a smentire totalmente, scrive Trujillo “le accuse rivolte contro la chiesa: specificamente, quelle secondo cui la chiesa contribuirebbe alla morte di milioni di persone, non promuovendo né permettendo l’uso dei condom nella lotta contro l’epidemia. Ma non dovrebbe essere l’opposto: cioè, che coloro che promuovono il condom senza informare appropriatamente il pubblico dei suoi tassi di insuccesso (sia nel suo uso perfetto sia in quello tipico, e i rischi cumulativi), hanno condotto, conducono e continueranno a condurre molti alla morte?”. La sconfitta dell’Aids, spiega Trujillo, non è affidata allo “sviluppo di preservativi di migliore qualità”, ma all’impegno a “vivere la sessualità in modo conforme con la natura umana e la natura della famiglia”, mentre anche l’Oms “ammette che l’astinenza e la fedeltà coniugale sono una strategia capace di eliminare completamente il rischio di infezione di Hiv e delle altre Mts”.

C’è ora, a dare ragione alla chiesa, il caso dell’Uganda, l’unico paese africano che è riuscito a dimezzare il contagio grazie a una politica di prevenzione che dal 1991 è incentrata sull’astinenza dai rapporti sessuali promiscui e sull’invito ai giovani perché inizino più tardi l’attività sessuale. Scrive al termine del suo saggio il cardinal Trujillo: “È vero che dove non c’è stata educazione a una seria responsabilità nell’amore; dove la speciale dignità della donna non riceve sufficiente importanza; dove è ridicolizzata la relazione fedele e monogama; dove i condom sono distribuiti alla gioventù alle feste e ai bambini nelle scuole; dove sono diffusi stili di vita immorali e ogni forma di esperienza sessuale è guardata come positiva; e dove ai genitori non è permesso di dare un’adeguata formazione ai loro figli: tale ‘impossibilità’ diventa una grave condizione limitante. Il risultato finale è non solo allarmante in termini di diffusione dell’Hiv/Aids, ma per il fatto che l’uomo e la donna non possono avere una piena fiducia l’uno nell’altro”.

December 06

AIDS: Abbiamo Intenzione Di Sconfiggerlo

Ricordate questo acronimo? Si trovava su due schede telefoniche presenti sul mercato diversi anni fa, aventi taglio da 5000 Lire, scadenza 31.12.2000, produttori Technicard e Publicenter, rispettivamente nella tiratura di 1.215.000 & 1.000.000 di copie; la prima delle due pubblicizzava il numero verde 167-861061 recando la scritta “L’AIDS per telefono non si prende. Anzi: si impara ad evitarlo.”, mentre la seconda invitava a eseguire il test HIV recando la scritta “Fidarsi è bene. Il test HIV è meglio.”... Entrambe ovviamente recanti il simbolo della repubblica italiana & la diciture “Ministero della Sanità” e “Centro operativo AIDS”.

A questo punto, vi chiederete probabilmente qualcosa del genere: “Sai quanto ce ne può fregare di due schede telefoniche di quasi 10 anni fa?”; & tale domanda sarebbe più che giustificata, infatti non è delle schede telefoniche che voglio parlare in quest’intervento, bensì del tema AIDS... & neanche dell’AIDS in generale, bensì della sua prevenzione. Ebbene sì, cari miei: perché come diceva un pubblicità in voga qualche anno fa, “prevenire è meglio che curare”, specie quando di fatto la cura non esiste...

Anzitutto, giusto per capire di cosa stiamo parlando: cos’è l’AIDS, & come si trasmette questa malattia? AIDS è in realtà l’acronimo di Sindrome da ImmunoDeficienza Acquisita (in inglese, ovviamente), ovvero come dice il nome stesso una malattia provocata da un virus (l’HIV, per l’appunto) che concretamente neutralizza le difese immunitarie dell’organismo; in sostanza il malato di AIDS non può in alcun modo proteggersi da alcun genere di malattia, & in questo modo ogni malattia diventa perciò per lui mortale. Attualmente non esistono cure mediche in grado di curare definitivamente l’AIDS: esistono solo delle cure, peraltro molto costose, che di fatto servono solo ad assicurare una più lunga prospettiva di vita, ma senza per questo giungere alla guarigione; pertanto l’unico modo per proteggersi dall’attacco di tale virus è evitare il contagio, cosa fortunatamente possibile e semplice da fare, in quanto l’HIV si trasmette tramite il sangue: il virus entra nel nostro organismo solo se il sangue nel nostro apparato cardiocircolatorio entra in contatto con del sangue infetto... Il problema, a questo punto, è: quando può accadere una contaminazione del nostro sangue tramite altro sangue infetto? Può accadere ogniqualvolta ci si ritrovi direttamente a introdurre sangue infetto nel nostro organismo, oppure nel momento in cui si ha una qualsiasi ferita che entra a contatto con una qualsiasi ferita di un’altra persona sieropositiva (è questo il termine che definisce una persona risultata positiva a una sierodiagnosi, e quindi portatrice del microrganismo patogeno in esame; in particolare, una persona portatrice del virus dell'AIDS); i casi tipici in cui ciò accade sono concretamente le trasfusioni, le punture & i rapporti sessuali, qualora il sangue trasfuso sia infetto, la siringa sia stata usata precedentemente da una persona sieropositiva, & il partner abbia già l’AIDS.

Fin qui, immagino di non aver detto nulla di eccezionale &/o di nuovo, in quanto sono cose dette, stridette, risapute, che non abbiamo più nemmeno voglia di sentire (scusatemi quindi per questa forse troppo ampia premessa)... Alla luce di ciò, il punto è dunque questo: qual è il miglior modo per assicurarsi la protezione dall’HIV, prevenendo così l’AIDS? Per le trasfusioni basta effettuare dei controlli sul sangue da trasfondere, per le punture basta usare siringhe sterili, &... Per i rapporti sessuali? Ecco che la società & addirittura anche le istituzioni ci vengono in aiuto, dandoci la soluzione ottimale che risolve con la bacchetta magica tutti i problemi in merito: il profilattico! È lui, ciò che fa al caso nostro, lo dice il nome stesso: profilattico, ovvero che riguarda , che attua la profilassi (profilassi: in medicina, l’insieme delle norme da seguire e delle cure da adottare per prevenire l’insorgere di un processo morboso)... Cosa può esserci di meglio, dunque? Senza contare le sue tante qualità aggiuntive: evita il rischio di gravidanze indesiderate, ha effetti ritardanti &/o stimolanti che rendono il rapporto più appetibile, dando tra l’altro letteralmente più gusto, a seconda del “modello” scelto... Che non è neanche unico: ce n’è infatti per tutti i gusti!!! & se lo trovano dei bambini, potreste sempre raccontargli che si tratta di un palloncino!
Viste tutte queste grandi virtù che tale prodotto possiede, ovvio che lo si pubblicizzi tanto, ovvio che qualche tempo fa si sentiva addirittura vociferare a proposito dell’idea di metterne dei distributori persino nelle scuole...

Sarebbe da stupidi, ottusi & idioti cercare di ostracizzare tale prodotto, & mettere dunque a repentaglio la vita di tante persone così di buon cuore da essere pronte a donare tutte se stesse alla prima occasione uscendo dalla discoteca, o magari così generose non solo da offrirsi di dare un passaggio a chi si trova a piedi per la strada, bensì da lasciare pure dei soldi per aver potuto offrire la loro compagnia... Ma dico, delle persone così sono dei benefattori per l’intera umanità!!!

Eppure, la Chiesa ce l’ha così tanto con questi palloncini che sarebbero invece così utili... Ma perché? Sembra inspiegabile...

Ecco che a questo punto vi cedo la parola: cari miei lettori, a voi libertà di digitare il vostro pensiero in merito a tale questione. Vi prego di rispondere numerosi...
Ovviamente, io ho già la mia tesi (badate bene: tesi, ovvero qualcosa a supporto della quale ho delle argomentazioni oggettivamente valide & non campata in aria...!) ben netta & definita, che vi presenterò prossimamente; ma vorrei prima dare spazio a voi per potervi esprimere senza essere influenzati da quanto ho intenzione di dire io, giusto per leggere le vostre genuine opinioni. Pertanto, arrivato qui vi saluto, & attendo di trovare le vostre risposte...

Bye & alla prossima by AlexGpeppe!!!

December 04

Lezione di vita # 3

Un rappresentante, un impiegato e un direttore del personale escono dall'ufficio a mezzogiorno e vanno verso un ristorantino, quando su di una panca trovano una vecchia lampada ad olio; la strofinano e appare un genio.

Generalmente esaudisco tre desideri, ma poiché siete tre, ne avrete uno ciascuno.

L'impiegato spinge gli altri e grida: Tocca a me, a me! Voglio stare su una spiaggia incontaminata delle Bahamas, sempre in vacanza, senza nessun pensiero che potrebbe disturbare la mia quiete...
Detto questo  svanisce.

Il rappresentante grida: A me, a me, tocca a me!!! Voglio gustarmi una Pina colada su una spiaggia di Tahiti con la donna dei miei sogni!
E svanisce.

Tocca a te... dice  il genio, guardando il direttore del personale.

Voglio  vedere quei due al lavoro dopo pranzo...

 

Morale: lasciate che sia sempre il capo a parlare per primo...

[Sapete già chi ringrazio per questa storia, vero? Sì, è sempre lui: Gabriele Buono, che mi ha mandato via mail anche questa...!]

November 27

Lezione di vita # 2

Al volante della sua macchina, un attempato sacerdote sta riaccompagnando una giovane monaca al convento. Il sacerdote non riesce a togliere lo sguardo dalle sue gambe accavallate. All'improvviso appoggia la mano sulla coscia destra della monaca. Lei lo guarda e gli dice:

Padre, si ricorda il  salmo 129*?

Il prete ritira subito la mano e si perde in  mille scuse. Poco dopo, approfittando di un cambio di marcia, lascia che la sua mano sfiori la coscia della religiosa che imperterrita ripete:

Padre, si ricorda il salmo  129?

Mortificato, ritira la mano, balbettando una scusa.
Arrivati al convento, la monaca scende senza dire una parola. Il prete, preso dal rimorso dell'insano gesto si precipita sulla Bibbia alla ricerca del salmo 129.

Salmo 129: andate avanti, sempre più in alto, troverete la gloria...

 

Morale: al lavoro siate sempre ben informati, o rischierete di perdere delle ottime occasioni...

[* Il salmo 129 in realtà non contiene affatto un simile versetto, ma... Così è stata concepita la storiella, & così la pubblico!]
[Un altro ringraziamento particolare a Gabriele Buono, per avermi fatto pervenire via e-mail quest’altra simpaticissima storiella...]

November 19

Lezione di vita #1

Un uomo va sotto la doccia subito dopo la moglie e nello stesso istante suonano al campanello di casa. La donna avvolge un asciugamano attorno al corpo, scende le scale correndo e va ad aprire la porta: è Giovanni, il vicino. Prima che lei possa dire qualcosa lui le dice:

Ti do 800 euro adesso, in contanti, se fai cadere  l'asciugamano!

Riflette, e in un attimo l'asciugamano è  per terra... Lui la guarda a fondo e le dà la somma pattuita. Lei, un po' sconvolta, ma felice per la piccola fortuna guadagnata in un attimo risale in bagno. Il marito, ancora sotto la doccia, le chiede chi fosse alla porta. Lei risponde:

Era Giovanni...

Il marito:

Perfetto, ti ha restituito gli 800  euro che gli avevo prestato?

 

Morale: se lavorate in team, dividete rapidamente le informazioni dei fascicoli comuni, potreste evitare dei malintesi o della cattiva pubblicità...

[Un ringranziamento particolare a Gabriele Buono, per avermi fatto pervenire via e-mail tale simpatica storiella...]

November 13

Sacchi a terra per gli occhi

Qualunque cosa tu dica o faccia
c'è un grido dentro:
non è per questo, non è per questo!
E così tutto rimanda
a una segreta domanda...
Nell'imminenza di Dio
la vita fa man bassa
sulle riserve caduche,
mentre ciascuno si afferra
a un suo bene che gli grida: addio!

Clemente Rebora

October 30

What's new

Forse la motivazione che mi spinge a scrivere questo intervento potrà sembrare stupida, in quanto lo spazio che curo è il mio & dunque non devo rendere conto a nessuno di quelle che sono le mie politiche di gestione; tuttavia voglio dare una spiegazione dei cambiamenti che da qualche tempo sono stati fatti in queste mie pagine, a tutti coloro che fossero interessati...
Due sono le novità che hanno visto queste pagine negli ultimi giorni:
• non sono più state pubblicate le preghiere relative al Vangelo festivo (l’ultima risale alla XXVIII domenica del tempo ordinario dell’anno C);
• la lista degli amici ha proliferato in tempi molto rapidi.

In merito alla prima novità, la spiegazione è molto semplice, forse anche banale, per certi versi: non sono riuscito a inserire in tempo la preghiera relativa alla XXIX domenica del tempo ordinario dell’anno C, & con la scusa di questo fatto mi sono detto che forse non era il caso di continuare a inserire di settimana in settimana la preghiera relativa al Vangelo. Questo non perché ritenga che tali preghiere siano inutili o perché abbia assunto un atteggiamento di apostasia, bensì per il fatto che ho l’impressione esse non rispondano alla motivazione che mi ha inizialmente spinto a pubblicarle. A questo punto, credo sia bene spiegare perché era nata l’idea di pubblicare le preghiere relative al Vangelo festivo...
Le preghiere in questione sono state introdotte nelle celebrazioni eucaristiche festive della mia parrocchia dal mio parroco, padre Pio (non da Pietralcina, ma da Naso (ME), n.d.a.), e per la precisione vengono lette all’ambone dopo la comunione. In quanto a contenuto, trovo che esse siano molto belle, perché attualizzano bene quella che è la parola del Signore proclamata durante la celebrazione eucaristica; tuttavia, non sempre mi piace il modo in cui esse sono formulate: esse sono infatti scritte in uno stile diverso dal mio, e trovo che alle volte la lettura non sia scorrevole (mi riferisco in particolare all’andare a capo & ai segni di punteggiatura, che a mio parere sono in alcuni casi fuorvianti e costringono a una lettura ripetuta & approfondita per capire bene il senso del periodo). Nonostante questo giudizio a più sfaccettature su tali preghiere, mi ero proposto di pubblicarle in questo blog puntualmente nella vigilia di ogni giorno festivo, perché chiunque fosse stato interessato avrebbe potuto leggerle in tempo per la festività stessa: anche se a me stilisticamente parlando non sempre piacciono, ciò non toglie che il loro contenuto sia più che valido, per cui avevo deciso di pubblicarle non tanto per me quanto piuttosto per chiunque avesse voluto leggerle.
Dopo la prima preghiera pubblicata, però, non c’è stato quasi nessuno a manifestare interesse per esse, così come non c’è stato nessuno in questi giorni a chiedere spiegazioni dell’assenza di quelle relative alle scorse domeniche; ciò mi ha lasciato pensare allora che di fatto non ci fossero persone davvero interessate ad esse, per cui mi son chiesto: ha senso & vale la pena continuare a scriverle qui, considerato che a me non interessa poi tanto pubblicarle? Questo è il motivo che mi ha spinto a interrompere la loro pubblicazione qui in questo blog. Ciò non vuol dire che le pagine di questo mio spazio non le vedranno più, ma semplicemente che per il momento la cosa è sospesa; se qualcuno sentisse la loro mancanza, può comunque lasciare un commento a questo mio intervento o contattarmi in privato, & provvederò a “sistemare la cosa” nel modo più opportuno.

Veniamo adesso alla seconda novità, ovvero la proliferazione degli amici nell’elenco. Anche qui, per capire come stanno le cose attualmente, & perché io stia parlando di “novità” quando invece potrebbe essere una cosa normalissima, bisogna andar a ritroso fino a scoprire qual è stata l’idea che mi ha guidato nello stilare l’elenco degli amici...
Per chi ha seguito costantemente il mio blog sin dalla sua nascita, non sarà certamente sfuggito il fatto che nel mio elenco degli amici c’è stato col passare del tempo un certo “ricambio”, per così dire, un ricambio nel quale sono scomparse alcune persone, se ne sono aggiunte di altre, & ne sono anche riapparse; a cosa è stato dovuto tutto ciò? Alla nascita del mio space, non avevo ben chiare le idee su come gestire il mio elenco degli amici, per cui ho accettato senza neanche pensarci alcune persone che mi hanno richiesto l’amicizia, così come alcune le ho invitate io per il semplice fatto che trovavo belli i loro spaces; col passare del tempo, però, ho stabilito quale sarebbe stata la politica che avrei tenuto nella gestione dell’elenco: in esso sarebbero comparsi solo & soltanto gli amici su Messenger, il che per me significava persone che conosco nella vita reale con cui converso abitualmente su Messenger, o al più persone che conosco nella vita virtuale conversando abitualmente su Messenger ma con cui si è creato un rapporto che va oltre la chat. Questa è stata per diverso tempo l’idea che mi ha guidato nella selezione degli amici nell’elenco presente nel mio space, & che mi ha indotto a rifiutare l’amicizia di alcune persone, nonché ad invitarne di nuove.
Adesso, però, le cose sono cambiate. & tutto ciò per il fatto che lo space è parte di MSN, ovvero è anch’esso qualcosa di virtuale: per quanto io possa utilizzarlo per dare espressione alla mia persona reale, esso è intrinsecamente qualcosa di virtuale, appunto, per cui non vedo il motivo per cui limitare la presenza di persone nell’elenco degli amici per il semplice fatto di voler rendere il mio space in tutto & per tutto riverbero della vita reale. Con questo non voglio dire che nelle pagine che trovate qui c’è un mondo a sé stante, slegato da quella che è la realtà quotidiana in cui vivo, ma semplicemente che essendo delle pagine virtuali legate alla realtà di MSN, non vedo il motivo per cui esse debbano rispecchiare esclusivamente la vita reale, almeno per quanto riguarda l’elenco degli amici. Insomma: se nella mia lista dei contatti è presente una persona con cui converso, anche se non lo faccio molto frequentemente, perché dovrei negarle la possibilità di comparire nell’elenco degli amici del mio space? Ecco, questa è la spiegazione alla seconda novità relativa al mio space...

A questo punto, avrei ancora un’altra cosa da aggiungere, per completare il tutto; ma l’argomento merita un intervento a sé, per cui arrivato qui saluto tutti voi che avete avuto l’interesse & la pazienza di leggere: bye & alla prossima by AlexGpeppe!!!

October 13

XXVIII domenica del tempo ordinario - anno C


Quando leggo questo racconto, Gesù,
l’atteggiamento di quei nove
mi sembra del tutto incomprensibile:
sono stati guariti,
liberati da una malattia
che ha intaccato il loro corpo
e li ha tenuti distanti
dalla famiglia e dal villaggio,
dai loro affetti e dal loro lavoro.
Come fanno ora, una volta riammessi
nella comunità degli uomini
a dimenticarsi così presto
di te che hai operato per loro
un gesto eccezionale?
Come fanno a ornarsene a casa
senza passare da te,
senza esprimerti la loro gratitudine,
senza dirti tutta la loro gioia?

Quando leggo questo racconto, Gesù,
mi vien subito voglia di giudicare,
ma poi mi volto indietro
e mi metto a contare tutti i doni
di cui colmi continuamente
questa mia esistenza:
la tua misericordia, il tuo perdono,
la tua Parola, il tuo Pane,
i mille incontri di grazia
che costellano i miei giorni...
E mi domando: Non ho fatto anch’io
proprio come quei nove?
Non ho tirato diritto per la mia strada?
Non ho considerato quasi scontati
i tuoi regali preziosi?

Roberta Laurita

October 06

XXVII domenica del tempo ordinario - anno C


È vero, mi sono impegnato, Gesù,
ho profuso tutte le mie energie,
mi sono alzato quand’era ancora notte,
ho faticato per tutta la giornata.
Ora, però, vorrei che il mio lavoro
fosse riconosciuto ed apprezzato,
vorrei sentire parole di gratitudine
e invece mi sembra che tutto
sia dato per scontato, per dovuto...

È vero, ho fatto più di quello
che mi era stato richiesto, Gesù.
Non ho contato le ore,
non ho risparmiato risorse,
non ho lesinato attenzione e cura,
pur di far riuscire il progetto comune.
Ora, però, vorrei che almeno qualcuno
si accorgesse del mio contributo,
della parte che ho assicurato,
di quanto mi è costato tutto questo,
e invece mi pare che nessuno
veda la mia dedizione,
elogi il mio sacrificio,
mi assegni la mia quota di meriti.

Sì, non lo nego, provo anch’io
la voglia di essere elogiato,
la voglia di una qualche medaglia,
che attesti le mie benemerenze.
Non sono disposto, Gesù, ad essere
un servo libero e contento,
felice e disponibile,
semplice e disinteressato.
Forse perché la mia fiducia in te
è più piccola di un granello di senape...

Roberta Laurita

October 01

Mattino di Nazareth: che luce!

Da qualche mese avevo ricevuto questa canzone da Paola, & mi ero promesso di commentarne il testo in tempi relativamente rapidi; così purtroppo non è stato, ma ciononostante non ho dimenticato la parola data, per questo mi accingo adesso a scrivere qualche rigo in merito a ciò.

A prima vista, il testo sembra presentare diverse immagini più poetiche o metaforiche che altro; in realtà, esso è un perenne riferimento alle Sacre Scritture, a partire dall’incipit della canzone:

Lei squarcia le tenebre con una speranza che nessuno ha mai visto

La “Lei” in questione è ovviamente Maria, la madre di Gesù, & la speranza in questione è quella riferita all’avvento messianico, speranza che nessuno ha mai visto prima in quanto tutta Israele aspettava il messia, ma solo Lei lo aspettava con la consapevolezza che sarebbe nato dal suo grembo, consapevolezza nata appunto un mattino a Nazareth,  dopo che Lei ebbe aderito al progetto che Dio le annunciò mediante Gabriele...!
Le parole “squarcia” e “tenebre”, non vi dicono nulla?
Non sono tanti i passi biblici in cui viene utilizzato il verbo squarciare, & tra questi quello che abbiamo sentito più di tutti è sicuramente il versetto in cui si narrano gli avvenimenti conseguenti alla morte di Gesù:
i
l velo del tempio si squarciò nel mezzo. (Lc 23,45)
La parola tenebre è usata invece in diverse situazioni; due contesti che mi tornano subito alla mente sono il prologo del Vangelo di Giovanni, e un passo di Isaia:
In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. (Gv 1.4-5.9)
Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. (Is 9,1)
Per capire meglio cosa questo primo verso della canzone voglia dire, è importante capire cose voglia dire lo squarcio del velo: il velo del tempio si trovava all’ingresso del Santo dei Santi, la parte più interna del tempio, la più sacra, che va considerata un po’ come la “residenza di Dio”. Il fatto che esso si squarci a metà sta a indicare che cade il muro di divisione tra Dio & l’uomo: Dio stesso si manifesta apertamente all’intera umanità per quello che è, non più un Dio irraggiungibile, lontano, ma un Dio che entra in contatto in tutto & per tutto con l’uomo facendosi simile a lui, a partire dal concepimento in un mattino a Nazareth, appunto, fino alla morte in croce... Alla luce di ciò, ecco perché Maria squarcia le tenebre con la sua speranza: perché mediante il suo “eccomi” Ella permette alla luce, ovvero a Dio, di potersi incarnare & salvare gli uomini!

Nel suo cuore cresce una grazia che non c’è stata

Anche qui vi è un chiaro riferimento evangelico:
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te. [...] Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio». (Lc 1,28.30)
Sono le parole che Gabriele rivolge a Maria prima di annunciarle il progetto di Dio su di Lei: la grazia cresce, perché già presente, & si accresce con la sua perennemente rinnovata adesione al disegno divino nei confronti del quale Lei sarà sempre fedele. Tale grazia non c’è stata, perché solo Lei è stata scelta come madre del Salvatore, nessun altra persona...!

Mattino di Nazareth
È giunto per essere
La  nascita che gli occhi hanno bramato vedere

Il consenso di Maria a che avvenga di Lei ciò che Gabriele ha detto, dà inizio alla gestazione che porterà alla nascita del Salvatore; nascita che tutti hanno bramato vedere in quanto il messia era appunto atteso da tutto il popolo. Anche dietro questo verso, si può scorgere un riferimento evangelico, anche se meno esplicito dei precedenti:
Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
            «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
            vada in pace secondo la tua parola;
            perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
            preparata da te davanti a tutti i popoli,
            luce per illuminare le genti
            e gloria del tuo popolo Israele».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
(Lc 2,22.25-32.36-38)

La ragazza del carpentiere con un neonato al suo seno
Un’umile corte dove re e pastori sono suoi ospiti

 Ancora un evidente riferimento evangelico, questa volta alla natività & alla visita da parte dei pastori e dei magi:
Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. (Lc 2,6-7)
Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l`avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch`io venga ad adorarlo». Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. (Mt 2,1-2.7-9.11)

Mattino di Nazareth
Stella di Betlemme
Una luce per le persone vicine e lontane

Torna il tema visto nei versi precedenti: la luce che giunge per gli uomini, per tutti gli uomini, come testimoniano i brani di Is 6,1 e di Mt 2,1-11...

La nascita diventa il Giorno, il Giorno viene a restare
Il buio del peccato non oscura la via

Cosa si indica comunemente per “giorno”, in riferimento all’arco della giornata? Quell’arco di tempo in cui è visibile la luce solare; & la luce in questione è sempre Gesù Cristo, una luce che viene a restare in quanto Egli stesso ci ha lasciato detto
«Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». (Mt, 28,20)
Che il peccato non oscura la via, poi, è evidente se capiamo chi è la via:
Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita». (Gv 14,6)
Alla luce di ciò, immagine del “buio” del peccato che non oscura la via rimanda a un ulteriore passo biblico:
Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che ora vi annunziamo: Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. (1Gv 1,5-7)

Le tenebre mentirono e provarono a mascherare il giorno in morte
Eppure là nei suoi pianti permane una speranza in ogni respiro

Siamo ad un capovolgimento: la canzone parlando dell’annunciazione & della nascita di Cristo, per arrivare adesso direttamente alla morte in croce, in quanto è questo ciò a cui  si fa riferimento con “mascherare il giorno in morte”... Questo ribaltamento potrebbe sembrare una cosa insensata, a prima vista, ma in realtà è proprio qui che si gioca l’essenza della fede cristiana: la morte di Cristo è necessaria, perché passaggio obbligato per poter poi risorgere, & come ci dice san Paolo
s
e Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. (1Cor 15,14)
Ecco che dunque la sorte di Cristo è segnata sin dall’inizio: lo ha anticipato Egli stesso nei suoi discorsi agli apostoli (cfr. Mc 8,31; 9,31 ; 10,33-34) & era stato profetizzato ancor prima da Simeone a Maria, quando Gesù era ancora un bambino (cfr. Lc 2,34-35)...

Mattino di Nazareth
Notte del Calvario
Non si possono mai fermare la verità e la luce.

Ecco che il riferimento alla morte di Cristo viene esplicitato, ma sempre tenendo lo sguardo fisso al “dopo”, come Egli stesso ha fatto annunziando la propria passione: la morte assume un senso solo in vista della resurrezione, proprio a testimonianza del fatto che la verità & la luce non possono esser fermate.

Un’altra mattino reca una luce inaspettata
Un’altra Maria vede uno sguardo inaspettato

Proprio volgendo lo sguardo al dopo, ecco un bellissimo parallelismo: la canzone inizia con un mattino a Nazareth in cui la protagonista è Maria, la madre di Gesù, & adesso siamo giunti ad un altro mattino, in cui la protagonista è un’altra Maria, la Maddalena (cfr. Gv 20,11-18): stavolta l’oggetto del discorso non è più la nascita annunciata, ma il riconoscimento di Cristo risorto... In quest’ottica la luce è inaspettata, perché nonostante Egli avesse più volte preannunciato che il terzo giorno sarebbe tornato in vita, nessuno aveva fino a quel momento capito cosa realmente ciò significasse & Maria stessa infatti pensava che la mancanza del corpo di Cristo nella tomba fosse dovuta ad un trafugamento da parte di ignoti; per cui anche lo sguardo è inaspettato: non si sarebbe mai immaginata che l’uomo a cui aveva parlato fosse Cristo!

Mattino di Nazareth
Rotola via le pietre
Nessuna notte può concludere questo giorno senza fine
Mattino di Nazareth
Sarà sempre
La nascita che bramava renderci liberi

È questa la non-conclusione della canzone, che rimanda alla non-conclusione del Vangelo di Matteo già vista in precedenza (cfr. Mt 28,20), quella non conclusione che dà un senso all’incarnazione, che dà un senso alla nostra fede, che dà un senso al nostro essere Chiesa...
Bellissimo, a mio parere, il verso finale, che si ricollega al quinto verso della canzone: mentre in quest’ultimo il soggetto sono gli occhi & l’oggetto è la nascita, come a indicare che si tratta di un’iniziativa umana nei confronti di qualcosa che deve venire, nella nuova situazione emerge invece tutto l’opposto: il soggetto è la nascita stessa, & l’oggetto siamo tutti noi, perché la nascita stessa fa parte di un progetto, di un disegno, creato appositamente per noi, & che ha come finalità la nostra redenzione, una redenzione che è Dio stesso a desiderare fortemente, ancor prima che noi riusciamo a renderci conto di averne bisogno! Mi tornano qui alla mente le parole dell’apostolo che si rivolge agli Efesini:
Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà, perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria. (Ef 1,3-14)

Arrivato qui non mi pare ci possa esser altro da aggiungere, perlomeno da parte mia; a ognuno di voi che avete letto, auguro la personale meditazione su queste bellissime frasi, perché possano esser motivo di lode & di ringraziamento a Dio per il grande dono che ci ha fatto: Cristo, suo figlio...

Nazareth Morning

She breaks the darkness with a hope no one has seen
Beneath her heart there grows a grace that has not been
Nazareth Morning
Has come to be
The dawn that eyes have longed to see

Carpenter's lady with a baby at her breast
A humble court where kings and shepherds are her guests
Nazareth Morning
Bethlehem Star
A light for people near and far

Dawn grows to Day, Day comes to stay
The dark of sin won't dim the way
The darkness lied and tried to hide the day in death

Yet in her cries there lies a hope in every breath
Nazareth Morning
Calvary Night,
Can never stop the truth and light

Another morning brings an unexpected light
Another Mary sees an unexpected sight
Nazareth Morning
Rolls stones away
No night can end this endless day

Nazareth Morning
Will always be
The dawn that longs to set us free (3)

Traduzione

Lei squarcia le tenebre con una speranza che nessuno ha mai visto
Nel suo cuore cresce una grazia che non c’è stata
Mattino di Nazareth
È giunto per essere
La  nascita che gli occhi hanno bramato vedere

La ragazza del carpentiere con un neonato al suo seno
Un’umile corte dove re e pastori sono suoi ospiti
Mattino di Nazareth
Stella di Betlemme
Una luce per le persone vicine e lontane

La nascita diventa il Giorno,
il Giorno viene a restare
Il buio del peccato non oscura la via
Le tenebre mentirono e provarono a mascherare il giorno in morte

Eppure là nei suoi pianti permane una speranza in ogni respiro
Mattino di Nazareth
Notte del Calvario
Non si possono mai fermare la verità e la luce.

Un’altra mattino reca una luce inaspettata
Un’altra Maria vede uno sguardo inaspettato
Mattino di Nazareth
Rotola via le pietre
Nessuna notte può concludere questo giorno senza fine

Mattino di Nazareth
Sarà sempre
La nascita che bramava renderci liberi (3)


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September 29

XXVI domenica del tempo ordinario - anno C


Nella tua storia, Gesù,
il capovolgimento è brutale,
così come l’abisso
che separa dopo la morte
il ricco senza nome
dal povero Lazzaro.
Dai vestiti all’ultima moda,
dai capi firmati, pagati a prezzi vertiginosi,
dalle prelibatezze ricercate e costose,
dai drink esotici e stravaganti,
il ricco viene sbalzato in un deserto impietoso.
Dalla fame più nera, dalla miseria più profonda,
dalla desolazione e dalla sofferenza
Lazzaro viene catapultato
in una condizione paradisiaca.

Un cambiamento senza pari,
una condizione irreversibile,
senza possibilità di aggiustamenti.
Se con questa parabola volevi spaventarci
devo dire che ci sei riuscito, Gesù.
Sei riuscito a farci vergognare
della nostra voglia insana
di comprare e consumare,
di accumulare derrate
che poi puntualmente gettiamo,
di acquistare vestiti
destinati a finire presto nelle immondizie.

Tu ci chiedi di accorgerci, di vedere
la desolazione di tanti uomini
e di non insultare il loro Padre
con i nostri atteggiamenti.

Roberta Laurita

September 26

Loreto 2007: revival!

Ecco che quando sembrava essersi tutto “assestato”, ovvero il trasporto iniziale pareva si fosse affievolito per presto portare a quella fase di stasi che si ha inevitabilmente anche in seguito a un grande evento come quello di Loreto 2007, è bastato un “piccolo evento”, una piccola scintilla, al confronto con l’esperienza in sé dei cinque giorni lauretani, per ravvivare le emozioni sopite & farne nascere anche di nuove...

Il piccolo evento in questione è stato il momento di preghiera iniziale tenutosi all’assemblea ecclesiale diocesana ieri pomeriggio, presso il Paluxilium, a S. Agata di Militello: per l’occasione siamo stati noi giovani “di Loreto” ad animare tale momento, & grazie all’impostazione che padre Giuseppe (il responsabile della nostra Pastorale Giovanile diocesana, n.d.r.) ha dato, abbiamo avuto modo di rivivere davvero quei momenti unici passati a Montorso il pomeriggio del due settembre.
La preghiera iniziale è stata infatti tratta dalla veglia di preghiera dell’uno settembre con il Santo Padre, & ha avuto inizio con la proiezione di uno spezzone dello spettacolo serale di Montorso, proprio la parte in cui vengono poste le ormai per voi famose domande che dal mio rientro da Loreto avete visto comparire come mia frase personale su Messenger, domande che a mio parere riassumono molto bene il senso dell’esperienza lauretana stessa: che ci crediate o meno, rivedere quelle scene è stato per me un’emozione incredibile: mi sono ritrovato con gli occhi lucidi a provare un brivido fortissimo per tutto il corpo... Mamma miaaaaaaa!!!
Durante la preghiera, poi, tre giovani che hanno partecipato al grande evento sono stati chiamati a portare le loro testimonianze, testimonianze che ancora una volta hanno sottolineato la straordinaria esperienza di accoglienza che siamo stati chiamati a vivere & che abbiamo vissuto: come ha detto Teo, ci aspettavamo di essere ospitati da famiglie normali, & invece siamo stati accolti da famiglie appunto straordinarie, che ci hanno aperto le porte di casa pur non conoscendoci assolutamente, & ci hanno davvero trattato come figli... A tal proposito, colgo l’occasione & approfitto di questo spazio per esprimere ancora una volta il mio personale ringraziamento particolare alle famiglie che mi hanno ospitato: al signor Duilio, che ha messo a disposizione mia, di Giuseppe, di Emanuele & di Benedetto un intero appartamento, & ci ha “soccorsi” con ben due asciugacapelli quando il terzo giorno siam rincasati dopo pranzo zuppi fradici, dalla testa a i piedi; alla signora Valentina, che si è prodigata nella cucina della parrocchia assieme ad altre signore, donando tempo & fatica per prepararci dei pasti che non hanno minimamente fatto notare la differenza tra la stanza della parrocchia & le sale da pranzo delle nostre case; al signor Andrea, presenza “discreta” in quanto non è potuto stare sempre con noi, ma la cui presenza & disponibilità è stata provvidenziale proprio quando ce n’era più di bisogno, ovvero quando dopo l’accoglienza della prima sera ci ha accompagnati a casa per lavarci & prepararci, & quando la sera del terzo giorno mi ha accompagnato a Villa Musone (gli altri miei “coinquilini” si erano già recati lì autonomamente, n.d.a.); infine, a Maria Vittoria, che è stata presente sin dalla prima sera all’accoglienza, & ci ha tenuto compagnia in parrocchia durante i giorni della nostra permanenza lì...
Ulteriore aspetto del momento di preghiera vissuto ieri che mi ha spinto a titolare questo intervento così come lo state leggendo, è stata la proiezione, mentre i ragazzi davano le loro testimonianze, di alcune fotografie scattate durante l’esperienza lauretana, che hanno riportato alla mente tanti dei momenti passati insieme, iniziando dalla partenza in autobus, fino ad arrivare ai giorni di Montorso...

Insomma: ecco che dopo aver partecipato al momento di preghiera di ieri, l’esperienza di Loreto conclusasi più di tre settimane fa sembra esser ancora più che viva nel mio cuore... Sorriso
Purtroppo ieri non eravamo presenti tutti coloro che abbiamo partecipato a Loreto 2007: a causa dell’orario scomodo (le 17:30 del pomeriggio, n.d.a.) tanti non hanno potuto prendervi parte; un appuntamento per rivederci tutti è stato comunque fissato: sabato 6 ottobre, alle 20:30, per una “pizzata lauretana” a S. Agata di Militello; tale data dovrà esser confermata, ma l’augurio che faccio a me & a voi è che giorno 6 o qualsiasi altro giorno in cui decideremo di andare in pizzeria, possiamo partecipare tutti, ma proprio tutti, per poter continuare a respirare ancora insieme
l’aria frizzante, vento di novità, e continuare a cantare proprio il ritornello della canzone:

Giovani sognano, è l’agorà!
Giovani cantano,
è l’agorà!
Festa di sguardi, mani aprirà,
verso orizzonti di eternità.
Giovani sognano,
è l’agorà!
Giovani cantano,
è l’agorà!
Piena speranza di Verità,
una scintilla che brillerà,
e il mondo intero si accenderà.
 

 
Ecco a voi tutte le canzoni che avete ascoltato in precedenza nel mio space!

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Aprrofitta di questa occasione, & scrivi quindi qui il tuo giudizio...!

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sandrawrote:
Ciao Giuseppe passa a trovarci ti aspettiamo  
Jan. 26
Dino Lanzawrote:
Ehi Peppe,
AUGURISSIMI per un Compleanno super!
...non stancarti di sorridere alla Vita!
BUON COMLEANNO!
Ti abbraccio e benedico
con amicizia
don dino
A bocca aperta
 
Nov. 20
Uno space come il tuo non l'ho visto mai, più che uno space pare una gazzetta per i frati cappuccini..tua sorella poi ha ragione, scrivi testi troppo lunghi al punto che chi legge a volte rischia di non capire o non ricordarsi più il senso del tuo discorso, sarà che io preferisco sempre sintetizzare..
Ma anche se io ti prendo sempre in giro ti volevo pure dire che è bello osservare la tua attenzione per la correttezza grammaticale, perchè comunque è sempre bello leggere da chi sa scrivere bene.
E voglio anche dirti che da ciò che scrivi si nota molto la tua personalità: un ragazzo molto sensibile come pochissimi, e sai che è ciò che mi piace di più di te.
Però, ti prego: metti qualche canzone un po' più colorita nella tua lista, posibile che conosci solo musica da preghiera o roba per vecchi depressi(con tutto il rispetto possibile)?
Va bene che conta prima di tutto la profondità interiore del testo, però cavolo, esiste anche la melodia, non ti pare?non ti seccare ma giusto alla musica ci tengo.
E infine, il rosa sul tuo blog ci va benissimo, ci dà un tocco di sensibilità femminile.. un bacio ;-*
Oct. 8
Veronicawrote:
Ciao buon fine settimana, e buone vacanze ti ho spedito l'invito
damicizia il mio contatto è lilly1985mi@libero.it
 Ciao divertiti da Veronica
 
July 18
Chiarawrote:
Scrivi cose troppo lunghe e ci vuole troppo tempo x leggerle.....vabbè, lo sai il rapporto tra me & la lettura! Sinceramente non ho letto neanche un solo inetrvento, ma di sicuro saranno tutti "intelligenti"...sei mio fratello!!! uahuah! Ciao ciao... to' soru!
Apr. 15